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Calabria. Uil e Feneal: "Per il bene della Regione dovremmo stabilire la vocazione del territorio"

Pubblicato in ATTUALITA' Sabato, 12 Gennaio 2019 17:25

Reggio Calabria. "La Calabria che vorremmo. Questo potrebbe essere lo slogan di una qualunque manifestazione a carattere socio-economico, in realtà è molto di più. E’ la necessità del riscatto sociale di una regione che sta morendo, isolata da tutte le grandi vie di comunicazioni, sia immateriali che materiali. Una terra periferica e marginale della Penisola che, in

un passato non molto lontano, si pensava potesse emergere sia culturalmente che economicamente e trainare adeguatamente tutto il Meridione d’Italia in una sorta di riscatto prima culturale e dopo economico, in modo da diminuire il grande divario socio economico esistente tra Nord e Sud". Lo affermano Santo Biondo, segretario generale Uil Calabria e Bruno Marte, segretario generale Feneal Uil Calabria. "Dei fiumi di parole spese sui media, è rimasto solo un grande sogno, lontano dal trasformarsi in realtà. Per colpa di chi? è difficile dirlo. Oggi è il momento di ricominciare a riproporre una idea di sviluppo, per non scomparire come identità culturale e sociale. La cosa più importante è avere le idee chiare e progettare per questa Regione un vero cambiamento, in grado di dare speranza ai tanti giovani che, loro malgrado, sono costretti ad abbandonare tutto: affetti, amicizie, la propria terra per cercare altrove, spesso in Paesi Esteri, quella dignità economica che nella propria terra di origine non c’è. Questa è la realtà della Calabria, il risveglio amaro fatto di disoccupazione, di ricerca di un posto di lavoro qualsiasi, anche da manovale edile, pur di avere un reddito, facendo anche un torto alle capacità professionali acquisite al termine del percorso universitario. Tutto questo, purtroppo, rappresenta un sogno svanito nel nulla, il sogno personale e quello della collettività, il sogno del rilancio della Regione attraverso la costruzione di grandi vie di comunicazione. Il sogno delle grandi infrastrutture come il porto di Gioia Tauro, che avrebbe dovuto movimentare le merci provenienti da tutto il mondo e che, se non si interverrà radicalmente, rischia di trasformarsi, nonostante la Zes, in un pezzo di archeologia industriale come lo è diventato l’insediamento industriale di Saline Joniche. Di quel progetto, incentrato prima sulla “Liquichimica - biosintesi” e, dopo, sulle Ogr delle Ferrovie dello Stato, oggi rimane un ammasso di ferraglie; una ciminiera, simbolo del fallimento degli interventi per il Sud, accanto ad un porto interrato dalle maree che depositano giorno per giorno tonnellate di sabbia utile solo a coprire lo scempio del territorio. Per il bene della Calabria che vorremmo, invece, dovremmo stabilire, una volta per tutte, quale sia la vocazione del territorio. Questa Organizzazione sindacale ha un’idea chiara. Secondo noi i
settori trainanti di una economia dinamica ed al passo dei nostri tempi sono il turismo e la logistica. La bellezza del territorio, la sua conformazione, la sua centralità lungo le rotte dei Paesi emergenti, la sua posizione strategica nel cuore del Mediterraneo, la sua baricentricità anche rispetto alla via asiatica delle merci e della crescita economica dovrebbero essere gli assi portanti della crescita e dello sviluppo. Nonostante la sua posizione, però, la Calabria è stata esclusa dalle grandi vie commerciali, come la “Via della seta”. Ci chiediamo come mai Gioia Tauro non rientri in questa rotta. Probabilmente, come da tempo diciamo, il porto di Gioia Tauro non è un terminale multimediale cioè, non esiste ad oggi alcun fascio ferroviario adeguato alla movimentazione di merci da e per il porto e che colleghi in modo adeguato le grandi vie di comunicazioni su ferro compreso il nord-Europa, la stessa cosa
dicasi per il trasporto su gomma, l’unica via di collegamento è una strada priva di manutenzione e disseminata di buche che sembrano voragini, i collegamenti con i due aeroporti calabresi, Lamezia Terme e Reggio Calabria sono inesistenti. La lista delle infrastrutture necessarie è un lungo elenco di opere mai progettate e mai finanziate, ad eccezione di pochissimi interventi pronti per partire. Se le cose stanno così forse la colpa è del destino o, cosa più probabile, della volontà di qualche potente di turno che ritiene che la Calabria debba rimanere così com’è, al servizio e con il cappello in mano. Diciamo ciò perché sembra si cerchi a tutti i costi di non modernizzare la Regione. L’alta velocità si ferma a Salerno, la ferrovia Jonica è a binario unico e non elettrificato da Reggio Calabria fino a Sibari. L’autostrada nella parte calabrese è ammodernata solo per piccole parti, per il resto rimane così come era nata negli anni 70. Altre tratte finanziate sono state o revocate o derubricate in restyling. La nuova Statale 106, malgrado tutti i tentativi di revocarla, rimane un’opera da realizzare. Il mega lotto 3, nel tratto tra Roseto CS e Sibari in collegamento con lo svincolo autostradale A2, che è utile per deviare il traffico pesante dagli insediamenti urbani e far viaggiare velocemente i prodotti della piana di Sibari verso i mercati del nord, attende di vedere aprire i cantieri per la sua realizzazione. La cosa più importante, però, secondo noi è la multimedialità dei trasporti, sia delle merci che delle persone. I moderni sistemi di trasporto sono interconnessi, ciò al fine di consentire più facilmente lo spostamento ed il raggiungimento del punto di arrivo finale. In Calabria, invece, le poche grandi infrastrutture sono isolate e non interconnesse, vedi il porto di Gioia Tauro o gli aeroporti della Calabria. Dove c’è un aeroporto non c’è la ferrovia e neppure una strada adeguata e viceversa. Si parla del ponte sullo stretto di Messina, ma anche questo grande manufatto si può
tranquillamente relegare nel libro dei sogni. Ma allora che fare? Crediamo che la prima cosa da fare sia decidere che tipo di sviluppo potrebbe avere la Calabria, considerando sia la conformazione che la posizione fisica. Avendo le idee chiare su quale progettualità dovremmo fare affidamento, sarebbe necessario preparare un progetto di ammodernamento della Calabria che, partendo dalle infrastrutture, prosegua con l’idea di eliminare radicalmente la burocrazia cattiva, il malcostume e la ‘ndrangheta. E’ necessario, poi, far ripartire la Cabina di regia regionale sulle opere pubbliche. Questo dovrebbe essere un obiettivo prioritario da perseguire in questo ultimo scorcio della legislatura regionale. Lo si dovrebbe fare prima di aprire la partita elettorale sul rinnovo di Palazzo Campanella, un appuntamento quest’ultimo che riteniamo fondamentale come punto di svolta per aprire una nuova fase nella gestione amministrativa della Regione e, soprattutto, aprire la strada al protagonismo di una classe dirigente giovane e preparata. Attraverso questi strumenti, pochi ma efficaci, pensiamo si possano attirare molti capitali economici in grado di finanziare tutte quelle infrastrutture necessarie a far ripartire la regione, ad avviare attività economicamente vantaggiose, principalmente per i giovani calabresi che sono costretti ad emigrare all’estero per avere un reddito dignitoso. Tutto questo oggi è un sogno. La speranza è che domani ciò diventi realtà a vantaggio di una comunità, quella calabrese, che a differenza di come viene dipinta dai media nazionale, per la maggior parte è composta da gente laboriosa e con una gran voglia di fare. Il nostro augurio per l’anno appena avviato è che il libro dei sogni, vergato virtualmente, diventi presto realtà".

Reggio Calabria 12 gennaio 2019

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