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Sei qui: HomeATTUALITA'“Sogni di ragazzi”: andare o restare? La parola ai giovani

“Sogni di ragazzi”: andare o restare? La parola ai giovani

Pubblicato in ATTUALITA' Venerdì, 08 Febbraio 2019 13:50

di Tatiana Muraca - Avete detto lavoro? A questo bisogno i giovani d’oggi rispondono in linea di massima seguendo due direzioni: iniziando da subito a fare esperienza, oppure a seguire un percorso universitario.
Sono tantissimi i ragazzi che non rinunciano a mettersi sui libri e a tentare di arrivare lì dove si sono prefissati; molti altri, sfiduciati, abbandonano oppure preferiscono cominciare a guadagnare appena possibile. La sfiducia, purtroppo, è la grande nemica dei nostri tempi, che accompagna i giovani dalla fine dei loro studi, e ancor di più nell’impatto con il mondo “reale”. L’università, per la maggior parte, rappresenta una sorta di “bolla”, una sospensione del tempo tra l’adolescenza e l’età adulta, un parentesi fatta di impegno, volontà, sacrifici, speranza.


SFIDUCIA
Speranza sotto cui velata esiste ancora la fiducia, che si trasforma in delusione una volta toccata con mano quella agognata pergamena. Ma analizziamo alcune delle testimonianze a noi pervenute: la metà dei ragazzi di Reggio Calabria tra i 18 e i 35 anni che abbiamo ascoltato, una volta raggiunta la maggiora età, partono per trasferirsi in un’altra città; le mete più “quotate” sono Milano, Torino, Firenze, Pisa, Roma, ma anche Napoli, Verona, Pesaro, Perugia. “I più” hanno frequentato lì l’università sin dal primo anno, “i meno” vi hanno intrapreso la specialistica. Sono in tanti, inoltre, ad aver scelto, chi per necessità chi per scelta, di frequentare un’università “giù” per poi andare “su” a lavorare. Tra coloro i quali hanno deciso di iniziare una nuova vita lontani dal proprio territorio, più della metà ha “nostalgia” di casa e ha dichiarato che se la Calabria avesse offerto loro delle opportunità sarebbero rimasti volentieri, e non solo per il mare e per il sole, ma perché “a casa si vive meglio”. Un numero significativo di persone, tuttavia, non rimpiange di essere volato altrove, in Italia, in Europa, addirittura oltre oceano.


TESTIMONIANZE
C’è chi ha studiato lingue a Messina e vive con la famiglia che ha costruito nella capitale, lavorando come receptionist. C’è chi si è laureata in Scienze infermieristiche “qui da noi” e che ha trovato un lavoro solido e duraturo a Pesaro, dando finalmente una svolta alla sua vita sia lavorativa che sentimentale. C’è chi oltre a decidere di frequentare la specialistica a Milano, non sta con le mani in mano e nel frattempo si impegna in lavori di stage (retribuito ovviamente). C’è, ancora, chi di Roma, Napoli, Perugia ne ha fatto diverse case, alla rincorsa di un cambiamento favorevole, di stimoli, di stabilità. E chi, pur avendo concluso gli studi in Calabria, dopo aver trovato lavoro dietro casa ed essersi reso indipendente, crede con forza che questo non sia il suo posto: cambia regione, si stabilizza e trova l’amore.

SCELTE
Scelte obbligate, necessarie, volute, desiderate, sofferte; ma pur sempre scelte. “Sono ragazzi”, ci dicono spesso i “grandi”, non comprendendo forse a pieno cosa sta accadendo realmente tra le nuove generazioni. “Scansafatiche, mammoni, viziati”, sono alcuni degli “epiteti” che ci vengono affibbiati. I giovani meridionali non si ritengono affatto sfortunati ad essere nati qui, perché fanno del proprio bagaglio culturale una forza, portandosela dietro ovunque vadano, scegliendo, per l’appunto, di andare o rimanere.
Il verbo rimanere, si deve pur dire, è per molti un imperativo: esiste una parte di ragazzi, probabilmente meno numerosa rispetto a quella che ha scelto altre strade, che c’è e permane a Reggio Calabria; vogliono rimanere per contribuire a migliorare la propria terra, dicono.
Insieme a loro ci sono altri giovani, ossia coloro che pur trasferendosi per motivo di studio o di lavoro, hanno deciso di ritornare, di sfidare le difficoltà e di rinascere lì dove sono nati.


DICHIARAZIONI
“Sono diventata una storica dell’arte laureandomi a Firenze; a Reggio Calabria, una città che parla d’arte, sono ritornata perché speravo di aiutare a valorizzare la mia terra, ma non me l’hanno permesso”. “Dopo un anno deludente a Messina, ho voluto cambiare per uno dei posti teoricamente più promettenti nell’ambito della medicina, e in cui avevo mia sorella: per me non è stato semplice ambientarmi a Roma, ma la sentivo comunque la scelta più giusta per me; poi, nel tempo e in retrospettiva, credo di aver fatto bene!”. “Non volevo staccarmi dalla mia famiglia, ma dovendo scegliere se frequentare Giurisprudenza a Messina o in un'altra città, ho preferito andare a Bologna, dove già si trovava mia sorella, ambendo però a Roma. Adesso vivo a Reggio Calabria, ho una famiglia, sono vicina a mia madre e a mia sorella.”. “Il mio sogno è vivere qui, a Reggio Calabria, dove sono nato e cresciuto. Ho deciso di lavorare qui perché voglio mettere su famiglia nella mia città e vicino alla mia famiglia”. “Ho scelto Milano perché a Reggio Calabria non c’era l’indirizzo di studi della magistrale che mi interessava. Non avevo né parenti né amici, ma mi sono adattata. Mi trovo bene, anche se mi piacerebbe tornare perché Reggio è bella, c’è la mia famiglia e le mie amiche; so che sarà molto difficile. “Ho scelto di rimanere a Reggio perché amo la mia città!”.

Queste sono alcune delle dichiarazioni di giovani ragazzi e ragazze che affermano, univocamente, di amare la propria terra: chi in un modo, chi un altro, rimasto o andato, porta la Calabria nel cuore.
“Mi manca non vedere il mare”. “Mi mancano i giorni di Festa Madonna: la gente, i colori, i profumi”. Mi manca la mia casa”. “Mi manca passeggiare sulla Via Marina, respirare l’odore di mare, mi mancano i panorami di Scilla, e mi manca uscire di casa e incontrare facce amiche”.
La lontananza sai è come il vento – recita una nota canzone di Domenico Modugno – che fa dimenticare chi non s’ama. E l’amore per il territorio è certamente ciò che emerge dalle affermazioni dei giovani, anche di quelli più lontani. C’è chi, però, è assolutamente convinto della decisione presa, del tenore di vita che ha conosciuto in altre città; è proprio questo tenore di vita che rende la scelta di partire meno amara: la voglia di sistemarsi, di realizzarsi, è certamente più concreta lontana da qui, almeno per i giovani. Il passaparola, poi, è fondamentale. Tantissimi ragazzi “salgono” perché convinti dai propri coetanei, spinti dai genitori, attratti da sistemi completamente diversi, probabilmente più organizzati e sicuri.


LA VITA DEI GIOVANI
Ma una volta terminati gli studi, cosa fanno i giovani? Come impiegano il loro tempo libero? Come trascorrono le loro giornate? Anche qui, abbiamo chiesto a diverse persone dai 18 ai 35 anni, sia laureati sia diplomati, residenti a Reggio a Calabria e non.
Molti intraprendono i mestieri più disparati sul territorio: geometri, estetiste, commesse, venditori porta porta, impiegati (soprattutto nei Call center), insegnanti di danza, maestre, professoresse, giornalisti, personal trainer, medici, avvocati, dentisti, manager, organizzatori di eventi. Tutto cambia in base all’età e al livello di istruzione. I più fortunati sono riusciti a realizzarsi in ciò che hanno sempre sognato, che hanno studiato, e per di più “a casa”; molti si adattano ad una condizione non certo a loro favorevole; altri sono contenti di ciò che fanno e portano avanti il loro mestiere con fermezza, sfidando le mille difficoltà che questa terra impone. È raro trovare un ragazzo dai 22 anni in su che affermi di non lavorare; più facile interloquire con dei giovanissimi (dai 18 ai 20) ancora in cerca di un’occupazione o di un interesse. Inoltre, in base a queste fasce d’età, si modifica anche il modo di concepire il lavoro ed il compenso: ai più piccoli preme avere i soldi a fine mese per concedersi qualche svago, mentre i più maturi tendono a conservare anche poco di quel che prendono per potersi garantire un minimo di sicurezza: per “diventare grandi”, rispondono.
I luoghi di ritrovo, a Reggio, sono più o meno sempre gli stessi: bar, pizzerie, ristoranti, pub in centro o in periferia: tutto si decide in base all’età e alla stagione dell’anno. In inverno sono generalmente i giovanissimi a volere uscire, mentre la rimanente parte preferisce riunirsi nelle case insieme ai coetanei o passare le serate sul divano a guardare un buon film. In estate, poi, al via il divertimento! I posti, come si diceva, non cambiano molto: piazza Duomo, intorno a cui ormai si riuniscono ragazzi, uomini e donne di tutte le età, attratti dai locali aperti nelle vicinanze: il corso Garibaldi, che è la classica “passerella” per tutti, meno frequentato nelle serate afose di piena estate, quando è la via Marina, con i suoi lidi e chioschi, ad accogliere una vera e propria folla di persone. Poi, ovviamente, ogni “gruppetto” si riunisce nel proprio quartiere, dove si concede momenti di svago tra amici.
“Quando non lavoro faccio un po’ di tutto, organizzo campionati amatoriali di calcio, frequento l’Azione Cattolica e passo molto tempo insieme alla mia fidanzata e ai miei amici”. “Mi piace molto uscire, trascorrere una serata piacevole con gli amici in un pub del centro, ritrovarmi all’aria aperta a parlare, ridere e scherzare”. “Non vedo l’ora che arrivi l’estate: Reggio si trasforma, si riempie e c’è molta più vita”. “Reggio, almeno nei mesi invernali, offre davvero poco, ti devi accontentare di quello che c’è, e molto spesso ti annoi”. “Qualche volta mi concedo una piccola trasferta a Scilla, o sulla costa ionica, per staccare un po’: mi piace vivere a Reggio, ma dopo un po’ senti la necessità di evadere, anche solo per un weekend”.


IN “TRASFERTA”
Vediamo, invece, i giovani di Reggio Calabria “in trasferta”: c’è chi ancora frequenta i corsi universitari e non pensa molto al tempo libero; c’è chi ha intenzione di affermarsi nel proprio campo aderendo a stage e tirocini formativi, e fa nuove conoscenze; c’è chi ha già trovato lavoro sia in Italia che all’estero: single, impegnati, sposati, hanno cambiato totalmente le proprie abitudini di vita.
“Milano offre tante opportunità, anche dal punto di vista dello svago e del tempo libero: mostre, incontri, nuovi locali, eventi”. “A Bologna si respira l’aria universitaria: è concentrata, vivibile, e la gente è cordiale”. “Parigi è meravigliosa, esci e ammiri lo spettacolo: nonostante questo, mi manca l’Italia”. “Appena ho un attimo libero, cerco di riposarmi quanto più possibile, se posso viaggio, vedo e sento i miei amici, seguo il tennis e spero al più presto di praticarlo, quando torno a casa sto con mia nipote, in famiglia, e mi piace molto andare al cinema”. “A Roma ho tutto quello che potrei desiderare: arte, movida, cultura, benessere, l’amore, una casa. Torno volentieri per stare insieme alla mia famiglia, ma dopo un po’ devo ripartire”. “Torino ha i suoi pro e i suoi contro: ad un certo orario è bene ritornare a casa; ma dal punto di vista universitario è il meglio per me e non sono assolutamente pentito di essermi trasferito”. “Quando non lavoro in ospedale, mi piace andare a cena fuori con i miei colleghi, passeggiare in via Branca a Pesaro, allenarmi in palestra, e stare a casa con il mio compagno”.
Questi sono solo alcuni dei ragazzi che abbiamo raggiunto, ma di vissuti, emozioni, pensieri ce ne sono a migliaia in giro per il mondo, che partono da Reggio Calabria, lì dove è partita la nostra indagine, una terra bella ma, come si intuisce, non troppo generosa nei confronti dei suoi figli, che comunque continuano ad amarla.

RC 8 febbraio 2019

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