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Sei qui: HomeATTUALITA'Sulle note "groundless" del piano di Giampiero Locatelli e dei Ground 71 cala il sipario sulla terza edizione di Scilla Jazz Festival

Sulle note "groundless" del piano di Giampiero Locatelli e dei Ground 71 cala il sipario sulla terza edizione di Scilla Jazz Festival

Pubblicato in ATTUALITA' Mercoledì, 14 Agosto 2019 13:42
Sulle note "groundless" del piano di Giampiero Locatelli e dei Ground 71 cala il sipario sulla terza edizione di Scilla Jazz Festival foto di Marco Costantino

Per il saluto finale nella serata di chiusura sul palco di “Scilla jazz festival” torna Giampiero Locatelli, solista, compositore e docente al conservatorio “Cilea” di Reggio Calabria. Un’eccezione l’esibizione per due anni consecutivi per un festival che vuole solitamente presentare nuove commistioni tra giovani talenti e musicisti di caratura nazionale ed internazionale. «Un ritorno dovuto» chiarisce invece il direttore artistico del festival, Francesco Barillà per il premio Top jazz 2018 tributato a Locatelli. Anche nell’ultima sera è il pianoforte il protagonista della scena, scelto come uno dei leitmotiv della terza edizione di “Scilla jazz festival”, evento del comune di Scilla, organizzato dall’associazione Be Art. Il pianoforte che ha visto protagonista domenica sera Alessandro La Corte Trio con le note dal sapore Mediterraneo, un filo che si è allungato lunedì sui tasti dello strumento di Nicola Sergio che, insieme a Michel Rosen, ha incantato con la sua “Scilla”.

E il cerchio si è chiuso ieri sera con l’esibizione dei “Ground 71”, Giampiero Locatelli al pianoforte e rhodes, accompagnato dai musicisti Stefano Dallaporta al contrabbasso e Andrea Grillini alla batteria. In apertura i ringraziamenti di Barillà a tutti quelli che, dall’amministrazione comunale di Scilla, ai tecnici che hanno curato i concerti ed ai partner dell’iniziativa, hanno contribuito e reso possibile il festival per il terzo anno. E poi una proiezione, sulle note di “Scilla”, delle immagini più belle dei concerti del festival e della cittadina tirrenica, catturate dall’occhio attento e dall’anima coraggiosa del fotografo reggino Marco Costantino.
Dalle prime battute del concerto risalta la tecnica di Locatelli, probabilmente per l’estrazione prevalentemente classica che lo caratterizza, e poi ancora la grande esperienza per i tanti concerti di buon rilievo. Locatelli, già dal 2002, ha iniziato la sua attività compositiva e d’improvvisazione: il lato compositivo è di matrice europea, mentre l’improvvisazione abbraccia diverse culture. Ha partecipato a numerosi festival nazionali ed internazionali, sia in veste di solista che di compositore. Vanta collaborazioni con musicisti di fama internazionale quali Dario Deidda, Enrico Morello, Luigi Masciari, Luis Ribeiro, Aldo Vigorito. Ha partecipato ai corsi di Umbria jazz e di Siena jazz, ottenendo le borse di studio per il prestigioso ed ambito Berklee College of music di Boston. In ultimo, Locatelli è stato vincitore col trio “Right away project” del “Premio Siae 2019”, assegnato a 3 gruppi fra i primi classificati del referendum Top Jazz indetto dal mensile Musica jazz.
In concerto si alternano, di pari passo, le composizioni del pianista e quelle di Stefano Dallaporta. Lo stesso nome del trio chiarisce Locatelli «è la definizione numerica delle mostre iniziali ed perfettamente spiegato in “Groundless”, “senza piano” ossia la caratterizzazione che contraddice il nostro sound». Si susseguono “One second and life time” e “The shine and the spin”, ispirata alla rotazionale delle particelle. Non a caso Dallaporta è anche un fisico. Sua la dedica con la canzone “In the garden of Eden” alla memoria di Charlie Haden, illustre contrabbassista scomparso nel 2014. E poi ancora “Spiro e Nico”, dedicata ai nonni di Dellaporta, rispettivamente fisico e attore. Atmosfere molto raffinate con “Personal highway”, “Falling glose” e “Losing dream”, fino all'ipnotica “Sogno lucido” che chiude il festival tra gli applausi del pubblico, delle centinaia di persone che ogni sera hanno animato il cortile del castello Ruffo. A dimostrazione che il jazz non è una musica solo per intenditori ma che può essere un piacevole momento di condivisione di emozioni grazie all’energia che circola tra musicisti e spettatori. E di buona energia, in queste quattro sere, il pubblico di Scilla jazz festival ha potuto fare incetta.
Mentre il festival jazz saluta e dà appuntamento al prossimo anno, sarà invece visitabile fino al 25 agosto nelle sale espositive del castello Ruffo “Viaggi. Mostra internazionale tra mito, natura, bellezza”.

Scilla 14 agosto 2019

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