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CalabriaIGnota: Storia di un viaggio in Calabria (1897)

Pubblicato in CalabriaIgnota Mercoledì, 23 Marzo 2016 08:08

Reggio Calabria 23/03/2016 – di Cristina Versaci. I viaggiatori nella prima meta' del XIX sec. erano attratti dalla natura e dalle aree archeologiche, dove era possibile ritrovare le tracce della Magna Grecia. I piu' attenti e curiosi sono stati sicuramente gli inglesi. La Calabria e' stata cuore pulsante della grecita', meta di pellegrini desiderosi di conoscenza, amanti del bello. In realta' il meridione era sempre una meta esclusa dai viaggi.

Quando questi pionieri intrapresi questi percorsi, come a varcare le colonne d’Ercole, svelarono le antichità della Calabria, spinti dalla curiosità e dal desiderio di conoscere la terra del sole degli scritti di Campanella. Le impressioni dei viaggiatori non sempre concordarono tra di loro: Gissing, sul cui viaggio ci soffermeremo, la elesse come patria dell’anima; Stendhal, di contro, in un viaggio che in realtà non è mai stato compiuto, sostenne che l’Italia finiva a Napoli e che la zona meridionale restante era già Marocco.
Oggi, coglieremo l’anima di questa terra per mezzo delle parole appassionate e appassionanti di George Gissing (1857-1903), romanziere britannico, che iniziòla sua carriera con racconti brevi pubblicati sui quotidiani, poi scrivendouna serie di romanzi che non ebberomolto successo. Tra il 1891 e 1897, scrisse le sue opere di maggior successo; il 1897 coincide con il suo viaggio nel Sud Italia. Nel 1889, nel suo viaggio verso la Grecia, si era proteso in una meditazione sulla Calabria, osservandola dalla nave, sulla quale stava attraversando lo Stretto di Messina: “Molto selvaggia, con montagne isolate ed enormi vallate…una lunga striscia di colline oscure. Sono rimasto a lungo a guardare pensando cose inespriminibili”. Soggiornò diversi giorni a Cotrone(così era conosciuta ai tempi Crotone), dove conobbe Giulio Marino, Guardia Civica e sovrintendente ai giardini pubblici di Crotone;è curioso che Gissing, nel suo diario, pubblicato nel 1901, “By the Ioniansea”, comunemente conosciuto in Italia “Sulle rive dello Ionio”, erroneamente, menziona Marino come “custode” del cimitero; di lui conserva un bel ricordo, a differenza delle superficiali informazioni che a primo acchito dà della Calabria, forse dettate dalle suggestioni derivanti dal suo contatto con gli intellettuali che non avevano il coraggio di solcare quei mari e raggiungere quelle località: “Mi dispiacque di non aver trovato lui seduto nella poltrona del Sindaco quella mattina”; “senza aiuti aveva trasformato il recinto in un bel giardino, dalla sciagurata sterpaglia che era prima”; “quando me ne andai, quell’uomo cortese mi dette un gran mazzo di fiori, còlti con gran cura, rammaricandosi molto di non potermene offrire di più belli, a causa della stagione troppo avanzata”. L’opera di Gissing è una delle più rilevanti che siano mai state scritte sull’Italia e in particolare sulla Calabria. Dalle sue parole traspare amore sincero nei confronti di questa terra; resta incantato dalla varietà di flora lungo il tragitto: “Dalla zona dell’arancio, dell’ulivo e del ficodindia, passammo a quella della quercia e del faggio, nobili piante che ora lasciavano cadere le loro foglie dalle ricche tinte su felci secche e brune”. Era rimasto ammirato dalla manifattura di oggetti anche tra i più semplici e comuni, sottolineando come questi superassero la più pregiata porcellana d’Inghilterra: “Qui si vede ancora una traccia dell’antica civiltà. Devono esservi grandi capacità, in un popolo che ha conservato questa esigenza di bellezza attraverso secoli di sofferenza e schiavitù”. A Crotone, Gissing, faceva rivivere quei capitelli dorici, quelle colonne, quelle grandi pietre scolpite, figurandosi delle scene. Narra che rimase a fissare l’unica colonna rimasta del tempio di Era Lacinia per delle ore, prima di partire per Catanzaro, ne era così impressionato, da immaginarsi tutt’intorno la vita al tempo del tempio. Si sposta verso Catanzaro e poi Reggio, sicuramente con difficoltà legate all’innegabile arretratezza dei luoghi - siamo nel periodo Umbertino, di relativa calma e benessere, ma “la Calabria ha incrostazioni di vecchi abbandoni e di vecchi dolori”, scrive Frangipane - maGissing sente nei confronti dei Calabresi forte ammirazione: “I Calabresi si distinguono per la loro dignità”.

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