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Il carnevale, la Calabria e la sua maschera: Giangurgolo

Pubblicato in CalabriaIgnota Venerdì, 22 Febbraio 2019 16:19

Si avvicina la festa dell’anno più colorata e trasformista, che piace a grandi e piccini: il Carnevale. Oggi, molte e variegate sono le maschere e i personaggi da prendere come spunto per mascherarsi.  Ma se facciamo un salto indietro nel tempo, di qualche secolo, le “maschere” carnevalesche erano legate alla tradizione della commedia dell’arte, tradizioni arcaiche oppure ideate appositamente come simboli dei festeggiamenti carnevaleschi di varie città. L'Italia è ricca di maschere regionali, capita così di imbattersi in maschere tipiche. Così per le altre regioni anche la Calabria ha la sua maschera: Giangurgolo.

Le fonti fanno risalire la nascita di questa maschera intorno al 1600 quando a Napoli un attore di nome Natale Consalvo lavorava nei panni di “Capitan Giangurgolo”. Intorno alla metà del XVII secolo la maschera fu importata dalla città di Reggio Calabria per mettere in ridicolo i nobili spagnoli che migrarono in Calabria quando la Sicilia fu data ai Savoia. Godette subito di grande considerazione nell'ambito della commedia dell'Arte tanto da essere rappresentata nei più grandi teatri italiani al pari delle maschere oggi considerate maggiori: Pulcinella, Arlecchino ecc. Ha un naso enorme e una spada altrettanto smisurata che pende su un fianco, indossa un alto cappello a cono, un corpetto stretto e soprattutto i pantaloni a sbuffo a strisce gialle e rosse, particolare significativo che riproduce i colori d'Aragona. La maschera dunque rappresenta uno scherzo della città verso i dominatori aragonesi e spagnoli. Vi è però, una seconda versione che collega la maschera di Giangurgolo al catanzarese, infatti la storia di Giangurgolo, viene ricondotta ad un personaggio che pare sia realmente vissuto nella città. La storia narra che durante una battuta di caccia, egli cercò di salvare uno spagnolo aggredito da briganti.

Nonostante le sue cure, lo spagnolo morì lasciandogli la sua eredità ed una lettera dove spiegava come salvare Catanzaro dalla dominazione spagnola. Da qui, Giangurgolo iniziò una propria strategia, con l’ausilio di un teatro ambulante egli mise in scena spettacoli satirico - politici affinchè il popolo catanzarese si opponesse al regno spagnolo. Il suo piano però non raggiunse lo scopo e lo stesso venne condannato a morte. Il suo nome, secondo l’etimologia, significherebbe “Gianni golapiena” o “Gianni ingordo”, per sottolineare ciò che lo ha anche reso famoso: la fame e l’ingordigia.  Il nome Giangurgolo deriverebbe dalle parole: Gian = Zanni, un tipico personaggio della commedia dell'Arte che presenta diverse varianti in Italia, una tra tutte Giangurgolo appunto. Della parola Zanni rimane infatti ancora oggi traccia nel dialetto calabrese, nell'uso di espressioni come "fari u Zannu" o "fari i Zanni", che vuol dire "fare uno scherzo", "fare degli scherzi", o ancora l'espressione "Zanniare" che vuol dire "scherzare" appunto. Troviamo un altro riferimento reggino allo Zanni nella tipica espressione "Facc'i'Maccu" (Faccia di Macco) ancora in uso in città, che deriva dal personaggio Maccus, il servo sciocco della commedia Plautina, molto simile al servo sciocco interpretato da molti Zanni della Commedia dell'Arte. Gurgolo, che vuol dire "bocca larga" o "grande bocca", un personaggio ingordo dotato di appetito insaziabile, ma soprattutto inteso in senso di spacconeria, un personaggio di molte parole e di pochi fatti. 

Rc 22 febbraio 2019

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