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La città e le sue periferie. Archi, dai vigneti ai lotti

Pubblicato in CalabriaIgnota Sabato, 15 Settembre 2018 09:21

Se si vuole davvero conoscere una città oltre al centro cittadino, è necessario indagare e scoprire ciò che la circonda, la sua periferia, i suoi quartieri. Come per il corpo umano, se il centro rappresenta il “cuore”, le periferie sono le arterie, le vene che portano il “sangue e quindi la vita” alla città. Proprio da qui partiamo alla scoperta dei quartieri di Reggio Calabria. Iniziamo a scoprire il quartiere di Archi, (“l'Archi” in dialetto reggino), costituisce la X circoscrizione del comune nella parte nord della città. Si sviluppa a ovest della Autostrada A2 ed è attraversato dal torrente Torbido.

Confina a nord con il quartiere Gallico, a sud con il quartiere di Pentimele e con il quartiere Santa Caterina costituito dai rioni: Archi Centro, CEP, Carmine, Sant'Anna, San Francesco e zona Mercatello. Negli anni trenta del XX secolo divenne frazione di Reggio Calabria, poi dal secondo dopoguerra un vero e proprio quartiere urbanisticamente integrato con il resto del capoluogo. Era il 1960 quando il quartiere di Archi fu costruito per rispondere alla crescente richiesta di abitazioni da parte della popolazione. Proprio l’acronimo CEP (uno dei rioni più grandi), spiega la destinazione di questi nuovi edifici, Cep, infatti, sta per: Centro Edilizio Popolare. Costruito su un territorio agricolo collinare, Archi prende il nome da alcuni archi che vi erano all’ingresso del vasto territorio, prima ancora che venisse edificato. Questo, immenso territorio era ricco di vigneti e piante di agrumi. Gli edifici costruiti, erano concepiti secondo uno schema ben articolato, e tutte secondo criteri anti sismici. Ampie strade e notevole distanza tra le “palazzine”. Si tratta di isolati formati da quattro fabbricati disposti a corte, all'interno dei quali c'è un'area verde. Questi “blocchi” di palazzi tutti uguali, prendono il nome di lotti numerati. Il quartiere di Archi è tristemente conosciuto per la lunga faida di ‘ndrangheta che interessò la città, ed il quartiere di Achi in particolar modo, negli anni Ottanta e che segnò il territorio per i successivi decenni. All’inizio degli anni 2000, il quartiere di Archi ha ospitato per qualche anno una parte della facoltà di giurisprudenza dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria. E negli ultimi anni, negli anni dell’emergenza sbarchi, il centro di prima accoglienza. Tra le bellezze storiche nelle immediate vicinanze vi segnaliamo la chiesa di Sant’Antonio Abate, tra le più antiche della città e proseguendo lungo la stessa strada è possibile arrivare al Monastero della Visitazione (vedi foto) da cui è possibile ammirare in uno scenario fantastico tutto lo Stretto di Messina

di Giusi Mauro

Rc 15 settembre 2018

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