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La Sentinella dello Stretto, la Chiesa di Sant’Antonio Abate

Pubblicato in CalabriaIgnota Sabato, 14 Aprile 2018 08:35

È tra gli edifici artistico-religiosi più belli del territorio, eppure, poco conosciuta. Isolata dal caos cittadino, situata sulla collina del quartiere di Archi, la piccola chiesa di Sant’Antonio Abate, nella sua solitudine, si attesta una delle opere d’arte architettoniche più affascinanti di Reggio Calabria. Con la “facciata” rivolta sullo stretto, quasi a vigilare sui suoi cittadini, la Chiesa di Sant’Antonio Abate, vanta una storia di tutto rispetto. La sua fondazione si attesta intorno all’anno 1000, la zona nella quale sorge, all’epoca era una delle più importanti – dal punto di vista economico - della città; ai piedi della collina, infatti, si svolgeva la famosa fiera di del bestiame, la Fiera di Scaccioti.

Con lo scemare dell’importanza della fiera, anche la piccola chiesa, perse prestigio e cadde, lentamente, nel dimenticatoio. Non è un caso se la più antica attestazione dell'esistenza della chiesa risale al 1363 da atti relativi alla contesa fra la città di Reggio Calabria e il Conte San Severino, per il "diritto e la custodia e governo" della fiera di Scaccioti. La scelta di costruire un edificio proprio sulla collina è presto spiegato, la collina era ricca di acque e per questo scelta dai monaci per costruire. Altra importante caratteristica, riconducibile alla posizione, era la possibilità da parte dei monaci di osservare lo Stretto e difendersi da eventuali attacchi nemici provenienti dal mare, ciò nonostante, la chiesa non venne risparmiata dai numerosi saccheggi dei pirati. Rappresenta l'unica grande struttura della città in cui si concretizza la fusione tra il neoellenismo bizantino e il romanico normanno.

Originariamente la chiesa era costituita da tre navate di cui oggi esiste quella centrale e quella di sinistra, e si presenta con una struttura a capanna. Gran parte della superficie delle pareti interne sono in pietrame e mattoni a vista, l'illuminazione dell'aula avviene attraverso un'apertura lungo la parete destra. Nella parte sottostante vi sono due cripte usate per deposizioni funebri. Si tratta di due piccoli ambienti rettangolari con i soffitti a volta, ai quali si accede per mezzo di due scale, e le cui pareti presentano delle nicchie utilizzate in passato per la deposizione dei defunti. Gli ambienti sono dotati di piccoli canali per il drenaggio e condotti di esalazione. La terza cripta e tutti i suoi misteri è sigillata da un pesantissima lastra di marmo che risale al 1634 e non è originaria della chiesa, reca un’iscrizione che ricorda il restauro del seggio dei nobili in Reggio. Dopo l'incendio dei turchi del 1594, la chiesa non ebbe più un cappellano stabile; di tanto in tanto si celebravano le funzioni soltanto per la grande devozione dei cittadini.

La presenza della biblioteca fa pensare a una schola scrittoria, una di quelle dove si sviluppò la scrittura reggina. Agenti atmosferici, terremoti, lavori, incursioni piratesche hanno mutato l'originaria struttura dell'edificio di culto: cadde la copertura della navata di sinistra, lasciando la suddetta navata a cielo aperto, furono murati gli archi laterali e la navata destra fu utilizzata come sacrestia intorno al 1628-1671, in seguito fu sollevato il pavimento e la navata sinistra fu adibita a ossario con due cripte. Da questo momento per le funzioni religiose fu utilizzata soltanto la navata centrale. I muri della facciata e il tetto furono ricostruiti nell'Ottocento; nel secolo successivo furono eseguiti altri lavori e fu innalzato il campanile. Negli anni Venti del XX secolo fu installata una nuova campana, rubata alla fine degli anni Novanta. Nella parte sinistra della cappella, verso Sud, sono visibili ruderi in cotto che individuano l'area del chiostro a pianta quadrata.

Recentemente è stata restaurata ed è stata riqualificata l'intera zona adiacente alla chiesa. Notizie dettagliate degli arredi, grazie alla documentazione risalente alle annuali visite pastorali di non signor Annibale d’Affitto durante le quali si provvedeva a redigere una sorta di inventario. Tra i beni storico-artistici di una certa importanza vi sono: la vasca di un'acquasantiera del XVII secolo in marmo scolpito; la statua di Sant Antonio Abate in legno scolpito; un dipinto del XX secolo. L’edifico, ad oggi, resta chiuso per la maggior parte del tempo, fatta eccezione per cerimonie nunziali o visite turistiche.

di Giusi Mauro

Rc 14 aprile 2018


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