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Il Terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908 - Testo: Vito La Colla (capitolo V)
IL COMANDANTE BELLENI E IL FINANZIERE LANDUZZI
I due ufficiali della Marina militare, Cerbino e Ciano, avendo appreso la notizia della morte del comandante della squadra navale messinese, Passino, presero subito i comandi, in assenza temporanea di altre autorità civili, anch'esse decimate dalle scosse.

Il Terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908 - Testo: Vito La Colla (Capitolo III)

IL MAREMOTO

Coloro che abitavano nella Palazzata, una monumentale cinta di edifici che costeggiava per un chilometro e mezzo la Marina, o che dimoravano nelle case che davano sul mare, corsero negli spazi liberi, e senza pericolo di crolli, vicino alle banchine. Si ritenevano, così, al sicuro. Ma ignoravano che lì si annidava un pericolo ancora maggiore, e forse più spietato. Ben presto il mare si ritirò di diversi metri, e subito dopo ondate spaventosamente alte si abbatterono sulle due coste, travolgendo tutto. A Messina scavalcarono il molo, su cui si ergeva una fortezza, trascinarono e sbatterono contro gli edifici barche e battelli di notevoli dimensioni, si avventarono contro le centinaia di poveretti, alcuni feriti gravemente, che si trovavano nei pressi della riva. E trascinarono poi tutto con sè, in mare aperto: tronchi, massi, cadaveri, persone vive, barili, relitti di imbarcazioni, travi, carretti, animali. Le onde erano alte parecchi metri, forse più di quattro, ed erano di una violenza inaudita. Nessuno poteva resistere loro.

di Vito La Colla - (Capitolo 1) La notte era limpida, il firmamento copriva il sonno di migliaia di uomini e donne, sullo Stretto di Messina. Era il 28 dicembre del 1908, 110 anni fa.
Quegli ultimi minuti prima dell'inferno erano anche gli ultimi minuti di vita di decine di migliaia di persone, di italiani, immersi nel sonno e in attesa della settimana che, loro pensavano, li avrebbe portati in un nuovo anno.
Le feste di Natale erano appena trascorse in letizia e in serenità. Lunedì 28 riaprivano le scuole - allora non c'erano le vacanze natalizie - e molti si apprestavano a ritornare nei loro paesi di residenza, dopo i brevi giorni passati con i parenti.

Una scossa sismica durata “appena” 37 o 40 secondi, divisa in tre fasi distinte, alle ore 5:20:27 locali pari a 7,1 della scala Richter (11° grado della scala Mercalli), seguito dopo circa cinque o dieci minuti da un maremoto le cui onde sulla costa calabrese raggiunsero un altezza massima oscillante tra i 6 e gli 11 metri circa nel tratto da Gallico Marina a Lazzaro, con un massimo all’incirca di 13 metri a Pellaro; un numero di morti stimati tra gli ottantamila e i centomila; la distruzione pressoché totale di Messina e Reggio Calabria e di altri centri piccoli e grandi tra le due sponde dello Stretto con la perdita irreparabile di un ingente patrimonio architettonico e artistico.

Reggio Calabria resta completamente isolata dopo la scossa di terremoto per via dell’interruzione della via ferroviaria da Lazzaro a Palami, via terra però iniziano ad arrivare i primi soccorsi. La Croce Rossa, volontari, medici e infermieri. Il porto rimasto fortemente danneggiato e di difficile accesso vede solo nel pomeriggio del 29 dicembre la Regia Nave Napoli guidata dall’ammiraglio Umberto Cagni, riuscire ad aprire un varco che permetterà poi alle altre, il piroscafo Sardegna, le navi da guerra Coatit e Marco Polo con cibo e medicine arrivare sul suolo reggino. L’Esercito riuscì ad organizzare per il giorno successivo il 30 la distribuzione dei viveri nei pressi del Fortino a Mare.

La portata della devastazione provocata dal sisma si fece chiara alle popolazioni di Reggio e Messina con il passare delle ore e l’arrivo del giorno. Ma l’area restava isolata, ancora nessuno sapeva se non di un generico terremoto. L’allarme partì solo nel pomeriggio del 28 dicembre 1908 da Marina di Nicotera. La torpediniera Spica della Regia Marina, al mattino ancora a Messina riuscì a farsi un varco tra i rottami del porto e prendere il mare. La Spica guidata dal tenete di vascello A. Belleni riuscì così a raggiungere Nicotera e mandare un dispaccio telegrafico alle 17:25. Il messaggio a causa delle linee comunque danneggiate dalla scossa arrivò solo diverse ore più tardi a Roma. Era notte quando venne convocato d’urgenza il Consigli dei Ministri dal presidente Giovanni Giolitti. Esercito e Marina muovevano finalmente verso lo Stretto. Furono i russi ad arrivare per primi e soccorrere la popolazione messinese all’alba del 29 dicembre 1908. Seguirono le navi da guerra inglesi e solo il 30 quelle italiane. Con loro il Re e la Regina (fine seconda parte)

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Redazione Ideocoop a r.l.