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Operazione "A ruota libera" e "Camaleonte": un arresto e sette imprese sequestrate

Pubblicato in CRONACA Lunedì, 15 Aprile 2019 12:21

Nella mattinata del 15 aprile, nelle provincie di Reggio Calabria, Latina e Cosenza, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a due distinte ordinanze di applicazione di misure cautelari personali e reali, emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Procura distrettuale reggina diretta dal dott. Giovanni Bombardieri:
- traendo in arresto Tommaso DE ANGELIS, 59enne originario di Sinopoli ma residente a Reggio Calabria, destinatario della misura restrittiva in carcere con l’accusa di associazione mafiosa, in qualità di esponente della cosca “ALVARO-Pajechi” di Sinopoli;
- sottoponendo a sequestro, nel complesso, le aziende

· MORFÙ Srl di Rossano (CS);
· DECOS Srl di Reggio Calabria;
· MUSOLINO Domenico, ditta individuale di Reggio Calabria;
· I.GE.CO. Srl di Latina;
· PONTINA Costruzioni Srl di Latina;
· I.T.M. ELETRONIC Snc di Antonio e Mario ITALIANO di Delianuova (RC);
· GIENNE Costruzioni Srl di Reggio Calabria.
I due provvedimenti in esecuzione discendono dagli esiti di due autonome e convergenti indagini, convenzionalmente denominate “CAMALEONTE” e “A RUOTA LIBERA”, svolte rispettivamente dai carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria e del Nucleo Investigativo, coordinati dal dott. Stefano MUSOLINO della Direzione Distrettuale Antimafia reggina.
Nell’ambito della “CAMALEONTE”, dal febbraio 2015 all’aprile 2016 è stata monitorata l’esecuzione di due distinti appalti:
 la “realizzazione della fermata di Pentimele della metropolitana di superficie” appaltato per un importo di oltre 2,1 mln € dalla società R.F.I. Spa del gruppo Ferrovie dello Stato ad un’associazione temporanea di imprese la cui mandataria è l’impresa MORFÙ Srl, riconducibile ai fratelli Nilo e Giuseppe MORFÙ, entrambi indagati nel presente procedimento;
 i lavori di manutenzione straordinaria del sovrappasso di via Casa Savoia di Gallico (ex S.S. 184 Gambarie) al km 438, appaltati dall’ANAS Spa alla ditta COSTRUZIONI D.O.C. Srl di Napoli per un importo netto di oltre 860mila euro.
In relazione al primo appalto, le indagini svolte sul conto dei fratelli Nilo e Giuseppe MORFÙ, titolari della MORFÙ Srl hanno permesso di documentare come gli stessi, pienamente consapevoli del contesto geografico in cui dovevano operare (il quartiere reggino di Archi), fin dall’avvio dei lavori abbiano ricercato l’appoggio della criminalità organizzata locale, al fine di “ottimizzare” i tempi a disposizione e ridurre eventuali inconvenienti, trovandolo evidentemente nei fratelli Rocco, Vincenzo, Michelangelo e Tommaso DE ANGELIS, originari di Sinopoli.
Gli esiti delle attività tecniche e i conseguenti riscontri hanno permesso di accertare come i fratelli MORFÙ si siano prestati a:
- devolvere – celandola alla stazione appaltante – l’esecuzione dei lavori alla DECOS Srl dei fratelli DE ANGELIS, già titolari di un’altra impresa (I.C.E.S.P. Srl) interdetta nel 2013;
- assumere come operaio Vincenzo DE ANGELIS, al fine di legittimarne la presenza in caso di controlli sul cantiere;
- consentire a Michelangelo e Tommaso DE ANGELIS, quest’ultimo destinatario dell’odierna misura restrittiva poiché ritenuto intraneo alla cosca “ALVARO” di Sinopoli, di individuare tutti i fornitori, scelti fra altre imprese di riferimento ovvero fra quelle disposte ad accettare condizioni commerciali particolarmente sfavorevoli;
- agevolare l’occultamento e la spartizione dei ricavi con la DECOS Srl.
In sostanza, i MORFÙ hanno evitato richieste estorsive da parte della criminalità organizzata reggina e hanno tratto vantaggio dalle condizioni commerciali che la DECOS Srl riusciva ad ottenere, mentre i DE ANGELIS hanno potuto eludere la normativa antimafia, acquisendo un appalto cui altrimenti non avrebbero potuto accedere.

Con riferimento ai lavori di manutenzione straordinaria del sovrappasso di Via Casa Savoia di Gallico, dalle indagini è emerso che la ditta individuale di MUSOLINO Domenico – 43enne reggino ritenuto contiguo alla cosca “TEGANO” della ‘ndrangheta cittadina, tratto in arresto nell’ambito dell’operazione “AFFARI DI FAMIGLIA” e assolto nel 2015 – avesse sottoscritto, con la ditta aggiudicatrice dell’appalto, un contratto di nolo a freddo di macchinari ed attrezzature nonché un contratto per il distacco di due operai, incaricati della gestione delle attività di collaudo delle due carreggiate autostradali del sovrappasso, quale mero escamotage per aggirare la normativa vigente, subappaltando l’intera realizzazione delle opere ad un’impresa non iscritta all’“Elenco di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa (White List)” proprio in ragione dell’allora recente arresto del MUSOLINO.
In merito a quest’appalto, sono tuttora al vaglio della DDA reggina le posizioni di 7 fra funzionari e dipendenti della committente ANAS Spa, incaricati delle verifiche in ordine alla corretta esecuzione dei lavori, e di 4 fra amministratori e dirigenti dell’impresa aggiudicataria COSTRUZIONI DOC Srl, in relazione alla possibilità che abbiano consapevolmente agevolato l’impresa del MUSOLINO ponendo in essere una serie di condotte mirate a celare i termini reali della sua partecipazione ai lavori.

L’attività d’indagine “A RUOTA LIBERA” trae origine dagli approfondimenti effettuati, a partire dal giugno 2013, su due lavori pubblici banditi dal Comune di Reggio Calabria:
- manutenzione stradale da effettuarsi nelle aree di alcune circoscrizioni del territorio comunale di Reggio Calabria, del valore di 1.717.446 euro aggiudicato alla I.GE.CO. Srl di Latina;
- realizzazione di un circuito di piste ciclabili nel comune di Reggio Calabria, del valore di oltre 570.000 euro, aggiudicato alla PONTINA COSTRUZIONI Srl e subappaltato alla I.GE.CO. Srl, entrambe riconducibili all’imprenditore pontino Giulio TOPPETTA.
Dal monitoraggio dei lavori è emerso difatti come il TOPPETTA abbia garantito l’esecuzione di lavori pubblici ad imprese riconducibili a soggetti vicini alla criminalità organizzata: in particolare, dalle intercettazioni è emerso che i dirigenti e dipendenti della IGECO hanno favorito l’impresa individuale di MUSOLINO Domenico, nella consapevolezza che questi non potesse effettuare prestazioni lavorative in subappalto in ragione dell’assenza di certificazione antimafia, attraverso una serie di condotte mirate ad occultare la sua partecipazione all’esecuzione dell’appalto. Altresì le investigazioni hanno permesso di acclarare come i dirigenti aziendali, in concorso con il MUSOLINO, abbiamo gestito ingenti quantitativi di rifiuti derivanti dalle attività di manutenzione stradale e dalla realizzazione della pista ciclabile, interrandoli illecitamente in una porzione di terreno che costeggia una fiumara.
Inoltre, sempre in tema di commistioni con la criminalità organizzata, sono stati documentati i rapporti anche con la GIENNE Costruzioni Srl, società di cui si sono avvalse sia l’IGECO che la PONTINA per la fornitura dei conglomerati bituminosi e per i noli a freddo e a caldo necessari in entrambi gli appalti comunali. Anche in questo caso le società di TOPPETTA, al fine di favorire la GIENNE COSTRUZIONI, hanno camuffato il reale volume delle forniture, facendo apparire che l’importo delle prestazioni affidate fosse inferiore al 2% del valore complessivo dei lavori, per eludere i controlli antimafia in materia di subappalti.
Anche in questo caso, l’escamotage si è reso indispensabile in relazione all’impossibilità del titolare della GIENNE Costruzioni, il 66enne reggino Giovanni Domenico GUARNACCIA, di relazionarsi con la pubblica amministrazione, essendo stato denunciato, in passato, per il reato trasferimento fraudolento di valori, reato ostativo all’inserimento nelle “white list” prefettizie cui le imprese appaltatrici devono attingere per individuare le ditte cui affidare i lavori in subappalto.
È tuttora al vaglio della DDA reggina il coinvolgimento di alcuni dipendenti dell’Ufficio “Progettazione ed esecuzione lavori pubblici” (ora Settore “Servizi tecnici”) del Comune di Reggio Calabria, al tempo incaricati di funzioni di controllo, verifica e collaudo dei due appalti, atteso che il complesso delle indagini ha consentito di delineare ipotesi delittuose connesse con l’attestazione dell’esatta esecuzione e della corretta documentazione a riscontro dei lavori, nonché dell’effettivo subappalto dei lavori – in violazione di legge – alle imprese GIENNE Costruzioni Srl e I.T.M. ELECTRONIC Snc.

Il valore delle imprese sequestrate si attesta, nel suo complesso, in 16,5 milioni di euro.

Reggio Calabria, 15 aprile 2019

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