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A Bova la Processione delle Pupazze, una festa tra sacro e profano

Pubblicato in CULTURA Domenica, 25 Marzo 2018 14:57
A Bova la Processione delle Pupazze, una festa tra sacro e profano foto di Roberto Canzoneri

di Roberta Pino. Sono più vive che mai le antichissime tradizioni popolari che ogni anno si ripetono nel suggestivo borgo di Bova. Sono i riti della primavera grecanica, che rappresentano “la consacrazione del rinnovamento stagionale in cui i grecanici e la natura trovano un punto di incontro”. La processione delle Palme, detta anche delle “Pupazze” o delle “Maddamme”, rientra tra le usanze tipiche del luogo e, dopo un lungo periodo di assenza, è stata recuperata solo da vent‘anni a questa parte.
A spiegare, con accuratezza di particolari, il rito stesso è lo storico dell’arte Pasquale Faenza, che ha trattato più volte l’argomento nelle sue pubblicazioni.

“Una settimana prima della ricorrenza che celebra l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, famiglie e gruppi di persone si riuniscono per intrecciare figure femminili su manichini fatti di steli di canna, saldati ad un’asta, fusto della canna stessa. Le bacchette sottili, vengono quindi avvolte da un ricamo di foglie di ulivo, chiamate “Steddhe”. Ancorate al manichino, compongono progressivamente la gonna, il busto, le braccia e la testa, in un continuo ripetersi di curve e sagome rotondeggianti. Poi, coi fiori si aggiungono collane, orecchini,
orli e acconciature. Il carattere dimensionale di queste figure le divide in madri e figlie: insieme fianco a fianco sfileranno in processione per essere benedette con l’acqua santa davanti al sagrato del Santuario di San Leo. Nel rito benedicente, il sacerdote non manca di dare significato cristiano alla processione, richiamando quanti nella casa di Dio, si ostinano a indicare le Palme come Persefoni, in allusione al mito della dea del grano, Demetra, a cui Ade rapì la figlia, Kore, facendo così calare sulla terra l’inverno”.


Ecco come descrive il rito delle “Pupazze”, nella pubblicazione “L’altro viaggio. Itinerari nella Calabria greca”, l’autore Pasquale Faenza che ricorda come il rito sia carico di rimandi archetipi, “soprattutto quando al termine della liturgia, queste dame vengono smembrate dai fedeli, che fanno incetta di rametti da conservare per la benedizione delle case o utilizzare come strumento per togliere il malocchio”. Sacro e profano intrecciati inesorabilmente e il rito è oggetto di interesse da parte di etnografi e antropologi di tutto il paese.


“Questi antichi culti sono stati trasmessi fino ai nostri giorni ed assorbiti dal Cristianesimo, che ha trasmutato i concetti originari nell’immagine della morte e resurrezione di Cristo. La processione delle Palme trova, infatti, comuni denominatori con altre manifestazioni etnografiche dell’Italia meridionale e della penisola greca, praticate durante il periodo pasquale, quando il riferimento alla rinascita primaverile, alla fertilità e alla condizione nubile delle ragazze emerge con maggiore evidenza nel bagaglio del sapere delle comunità contadine, le più inclini a perpetuare antichi rituali legati alla terra e ai suoi cicli produttivi”.

“E’ un momento di condivisione collettiva molto importante per Bova - commenta Faenza - l’idea che attraverso la processione, la lingua grecanica, i vari laboratori si mantenga salda la comunità, offre un enorme impulso all’attrattiva turistica. Il turista, oggi, cerca questo genere di manifestazioni spontanee, genuine che si sposa con l’operazione del bio-distretto. Si realizza, così, una crescita anche del mondo dell’imprenditoria rurale rinnovata attraverso l’agricoltura biologica, che fa rivivere la campagna, settore primario dopo il
turismo. E’ importante valorizzare queste tradizioni - conclude Faenza - la processione delle Pupazze come la varia di Palmi hanno una valenza etnografica alla pari di un capolavoro artistico”.

Rc 25 marzo 2018

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