Domenica, 16 Giugno 2024

                                                                            

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DELL’INCONCEPIBILE, NIKOLAJ GOGOL E I RACCONTI DI PIETROBURGO

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Veramente inconcepibile è ciò che la mente umana non riesce ad afferrare, a capire e a comprendere. Tutto ciò non vuol dire che tale «inconcepibile» non esista: lo stesso Nikolaj Gogol in questi Racconti di Pietroburgo (Introduzione e traduzione di Tommaso Landolfi, A cura e con una nota di Idolina Landolfi, Adelphi, Milano, 2000) lo dice a chiare lettere: «Simili fatti capitano nel mondo; di rado, ma capitano». Accade che «simili fatti» siano: un naso umano che viene ritrovato dentro una forma di pane e che poi se ne va in giro, in carrozza, lungo le vie di Pietroburgo, un quadro all’interno del quale: «Essi, quegli occhi, guardavano davvero, guardavano dal quadro, quasi interrompendone l’armonia colla loro singolare vivezza», due uomini seguendo, lungo la «Prospettiva» Nevski, due donne incontrano destini diversi e contraddittori, un «funzionario» (un piccolo «impiegato» che sta «nel gabinetto del direttore») impazzisce e credendosi il re di Spagna («Ferdinando VIII°») saluta il manicomio come il suo regno mentre un po’ prima due «cagnette» dialogano tra di loro e si scambiano  lettere e infine - e si tratta del racconto più bello e davvero interessante: un altro piccolo, insignificante travet ha freddo, si accorge che il proprio «mantello» è del tutto inadeguato, se ne fa fare un altro, questo nuovo «mantello» gli viene rubato, lui si rivolge a un «personaggio considerevole» per avere giustizia, il «personaggio considerevole» lo copre di «rimbrotti», il travet muore a causa dello «sconforto», il travet ritorna nelle vesti di «fantasma», prende «mantelli» alle persone, lo prende anche al «personaggio considerevole» e da quel momento le «apparizioni» cessano e non vengono più rubati «mantelli». Sinteticamente, si possono configurare cinque temi portanti relativi a questi cinque celeberrimi racconti (nell’ordine: Il naso, Il  ritratto, La prospettiva, Il giornale di un pazzo e Il mantello): il grottesco, il demoniaco, la stranezza (e bizzarria) della vita, la follia vera e propria e l’occultismo. In definitiva questi cinque argomenti vanno riportati a uno solo: la stranezza. Tutto ciò che è diverso dal consueto e dal normale è strano: come abbiamo detto sopra, esso esiste e non solo esiste: non possiede di per sé alcuna coloratura morale (non è né giusto né sbagliato) e ancora: rappresenta l’estrema e straordinaria «ricchezza» della vita: Certo, è «inconcepibile» … Ed è qui che la sterminata fantasia di Gogol incontra il «realismo» di più stretta osservazione. Corredano il volume dell’«Adelphi» due prose: Pietroburgo 1836 e Roma (Frammento). Idolina Landolfi, poi, aggiunge due «ulteriori» versioni (evidentemente redatte per altre e successive edizioni rispetto a quella princeps del 1941) da Tommaso Landolfi dei racconti: Il diario di un pazzo (già il titolo dimostra la revisione landolfiana) e Il mantello. Considerando che la prima edizione dei Racconti di Pietroburgo è del 1841 e che l’edizione princeps che ne ha fatto Tommaso Landolfi è del 1940, nel secolo trascorso linguisticamente (sintatticamente e semanticamente) tra l’opera licenziata da Gogol e la traduzione italiana è cambiato un po’ tutto. Il gusto, la letteratura, quelli che venivano considerati i maestri, quelli che adesso vengono considerati «classici»: anche il realismo si è incontrato e scontrato con altre «correnti letterarie». Il «gusto» stesso di Tomaso Landolfi traduttore di Gogol testimonia e attesta tutti questi passaggi. Ma prima si diceva: «Ed è qui che la sterminata fantasia di Gogol in contra il “realismo”»: qui, dove? Naturalmente a «Pietroburgo»! Non è tanto importante discettare e interrogarsi sullo «strano» e sulla «stranezza» di questi racconti quanto sul «luogo» in cui avviene tutto questo. In Pietroburgo 1836 Gogol scrive: «Fenomeno inconcepibile: ciò che quotidianamente ci circonda, che è inscindibile da noi stessi, che è ordinario, questo non può essere rivelato che da un ingegno profondo, grande, straordinario. Ma ciò che si dà di rado, che costituisce eccezione, che ci colpisce per la sua difformità, per la sua discordanza in senso all’armonia, a questo s’attacca a due mani la mediocrità». Ecco l’esatta partizione tra ciò che realismo è e ciò che realismo non è. Infatti subito dopo Gogol aggiunge: «Ed ecco, la vita di un ingegno profondo scorre nella pienezza del suo flusso, in tutta la sua armonia, pura come uno specchio, o riflettendo con immutabile nitore, le nubi cupe e le luminose: quella della mediocrità trascorre in arida torbida e lutulenza, senza riflettere né la luce né l’ombra». In sostanza, da una parte c’è la «riproposizione» del reale per come è; dall’altra: lo «strano». Gogol mischia le due cose; Tommaso Landolfi, nelle sue opere, si spinge forse un po’ di più verso il secondo di questi due elementi. Ma cento anni sono passati! Dunque? Di che realismo si tratta in questi Racconti di Pietroburgo? C’è una descrizione accurata di quella che potremmo chiamare la «società» proletaria e, soprattutto, «piccolo-borghese» di Pietroburgo! Questo «luogo dei luoghi», in qualche maniera - vero «cuore» pulsante di tutta questa «famigerata» raccolta di racconti - è raccontato attraverso la gente che lo popola e attraverso l’«inconcepibile». E allora Pietroburgo diventa il «luogo dell’incontro tra la realtà e la fantasia» (tra «quello che c’è» e «quello che ci potrebbe essere») in un crescendo di «assurdità», «malintesi» e veri e propri «eventi miracolosi». La somma a questo punto a quanto ammonta? Una «vita dilatata» aperta più che al «possibile», anche all’«impossibile». Fermo restando che di questo «impossibile» non se ne nega la realtà; «tutto qui è inganno, tutto delirio, tutto è altro da ciò che sembra». Si tratta di «racconti» e si tratta di «Pietroburgo»; da una parte la narrazione «fantastica» e dall’altra il «luogo dei luoghi» nel quale «Tutto è umido, piatto, monotono, squallido, grigio, brumoso!». «Luogo dei luoghi» (o, piuttosto: «luogo comune») della solita, ordinaria, tranquilla e ripetitiva vita quotidiana, Pietroburgo nelle pagine di Gogol è anche un «luogo al contrario»: dentro il consueto alberga l’«inconsueto»! Là dove tutto sembra scontato e abituale ci sono fantasmi, nasi che camminano, un pittore che dice di un «usuraio»: «Ecco chi potrebbe servirmi di modello per dipingere il demonio!» … Perché? Evidentemente a Gogol non stava tanto stretta la «vita quotidiana» di Pietroburgo quanto la «mancanza» di mistero di questa città


 

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