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Elena di Euripide, causa della guerra e trionfante sopravvissuta: è una tragedia?

Pubblicato in CULTURA Giovedì, 18 Aprile 2019 10:47

Nella Sala Conferenze del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, lo stesso Museo e il Centro Internazionale Scrittori hanno promosso la conferenza “Elena di Euripide, causa della guerra e trionfante sopravvissuta: è una tragedia?”, quinto incontro del ciclo “Le donne e la guerra nel teatro greco”. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il supporto di video proiezione ha relazionato Paola Radici Colace, prof. Ordinario di Filologia classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis.

L’incontro è iniziato con la consegna della targa di Socio Onorario e Componente del Comitato Scientifico del CIS al Dott. Ottavio Sferlazza, Procuratore della Repubblica del Tribunale di Palmi che, nel ringraziare il Cis della Calabria, ha ricordato che con il suo impegno in ogni settore della società intende contribuire a valorizzare e promuoverela crescita di questa terra calabra che non è la sua ma, che, da molti anni ha imparato ad amarla. La tematica scelta da Euripide, ha esordito la prof.ssa Paola Radici Colace, vantava una tradizione letteraria ricca e illustre che risale all’epica omerica, le cui vicende riconoscevano in Elena, figlia della regina Leda e di Zeus, la loro origine, e rimbalza periodicamente nella poesia lirica (Saffo, Alceo, Stesicoro) e nella tragedia. L’attraversamento della figura di Elena nell’immaginario greco era andata registrando un giudizio sempre più negativo, in cui la fuga verso Troia perdeva la propria aura di fatalità e di progetto divino, diventando sempre più un tragico errore umano, responsabile di tanti lutti (vd. Agamennone di Eschilo, e ancora più insistentemente Euripide). Sta di fatto che, rispetto alla vulgata, in questa tragedia Euripide accoglie una versione del mito serpeggiata a cominciare da Stesicoro, secondo la quale Elena non sarebbe mai andata a Troia: quello che aveva seguito Paride, era un suo ‘doppio’, un eidolon fatto della stessa materia del cielo (aria). Questa scelta cambia del tutto le cose. Menelao parte da Troia convinto di riportare a casa Elena, in realtà porta via un fantasma che le somiglia in tutto e per tutto, ma non è lei. Elena non è mai andata a Troia, ma si è fermata in Egitto, ospite del re Proteo, dove conduce una vita onesta e intemerata. Le due rette parallele si incrociano romanzescamente grazie ad un naufragio in cui Menelao è spiaggiato in Egitto e attraversano tutti i meccanismi della ‘sorte’ e dell’’equivoco’ che caratterizzeranno la teatralità della futura commedia degli intrecci, non senza, dopo la tensione della suspance, il ‘riconoscimento’ finale.Con questa tragedia, ha concluso la relatrice, che è anche la rappresentazione dello scetticismo della ragione, irretita tra il vero e il falso,nel clima dei disastri della Guerra del Peloponneso, Euripide ripresenta il mito della guerra di Troia per condannare l’ideologia militare e bellicistica, mettendone in luce le atrocità e l’inutilità: il dramma, che racconta l’illogicità della guerra di Troia combattuta per un fantasma, grida contro l’illogicità di tutte le guerre.

Rc 18 aprile 2019

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