Martedì, 03 Agosto 2021

C Cultura e Società

IL PIONIERISMO DI THOREAU E LA CURA DEL FUTURO

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Le qualità migliori della natura umana, come i fiori in boccio, si possono conservare solo avendone la massima cura. Eppure noi non trattiamo né noi stessi né gli altri con tanta tenerezza.”

Così scriveva il filosofo Henry David Thoreau in un passaggio del suo capolavoro Walden ovvero Vita nei boschi, definibile come il primo pionieristico manifesto ecologista della storia. Il resoconto di un’esperienza ai limiti, di isolamento, nella sua dimensione più radicale e forse straniante, compiuto dallo scrittore per due anni, dal 1845 al 1847, sulle sponde del lago Walden, in Massachusetts, lontano dalla realtà mercantile imperante.

Un inno alla vita, vissuta così intensamente da succhiarne il midollo, che sussume la chiave della complessità, il rapporto tra l’uomo e la natura.

La ricerca della conciliazione tra l’io e la natura presupponeva per Thoreau una predisposizione alla rinuncia, un’adesione ad essa senza compromessi, una critica al moderno, in cui l’uomo si riduceva a mero elemento del cosmo senza intaccare il corso degli eventi.

L’immedesimazione nel corpo-natura depauperato della sua materialità sterile aveva infatti portato il filosofo alla convinzione che la conservazione della natura umana, così come della natura stessa, non fosse adeguatamente coltivata.

Una conclusione che muoveva dal suo acuto spirito d’osservazione e che in questi giorni, in occasione della Giornata mondiale della Terra, istituita il 22 aprile 1970, viene restituita in tutta la sua vivezza.

Il messaggio di cui Thoreau si è fatto banditore, la sua capacità visionaria nel presagire il rischio di una società che progressivamente avrebbe estremizzato la sua vocazione capitalistica, rivive nella condizione che il Pianeta patisce.

La negligenza umana, l’avidità e il consumismo hanno disintegrato e dissolto quell’armonia che il filosofo andava ricercando nella sua capanna.

La rottura dell’equilibrio nel rapporto uomo-natura ha condotto a un’emergenza climatica già in atto e ha concorso in altre, come l’attuale pandemia, conseguenza dello sfruttamento intensivo delle risorse e della deliberata distruzione dell’ecosistema.

La dilapidazione del patrimonio di cui la Terra dispone rappresenta un’empietà, un crimine che a scontare saranno le nuove generazioni.

Occorre che il cambiamento climatico divenga, al di là dei lodevoli propositi e delle promesse, priorità delle agende delle istituzioni e dei governi nazionali e sovranazionali, i quali debbono acquisire contezza della catastrofe, scientificamente fondata, che il globo si prepara a attraversare.

“È il decennio decisivo per evitare le conseguenze peggiori: dobbiamo agire. Questo vertice è il primo passo del cammino che dobbiamo fare insieme" ha affermato il Presidente Usa Joe Biden avviando i lavori del summit dei leader mondiali sul clima che si sta tenendo in queste ore.

Un cammino condiviso che dovrà coinvolgere tutti gli attori sociali, in primis i giovani, nella perorazione di una causa che sia veramente sostenibile.

La rivoluzione green deve tradurre concretamente il portato esperienziale di Thoreau superando il conflitto di cui noi stessi siamo artefici, verso una rinnovata conciliazione tra l’io e la natura.

Perché i fiori in boccio si schiudano dobbiamo averne massima cura.

Ne vale del nostro futuro.


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