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"La libertà è un colpo di tacco" nella nuova sede Arci "Samarcanda"

Pubblicato in CULTURA Sabato, 19 Gennaio 2019 08:31

di Giusi Mauro - Se pur non si tratta di una prima uscita, la scelta di Arci Reggio Calabria, di inaugurare la nuova sede: “Samarcanda”, li dove una volta vi era l’ex bowling del re dei videogiochi, presentando il libro di Riccardo Lorenzetti, "La libertà è un colpo di tacco" è più che mai significativa. Significativa perché si parla di esempi di gioco. Uno negativo e l’altro positivo. Il primo raccontava di un gioco ‘che celava il marcio della società’, la ‘malavita’, come quello dei videopoker; l’altro esempio di gioco descrive quello che di più bello può esprimere uno sport, un gioco come lo racconta Lorenzetti nel suo libro.

In occasione del primo evento culturale del nuovo anno, tenutosi nella nuova sede ieri pomeriggio, insieme all’autore del libro Riccardo Lorenzetti, hanno preso parte all’incontro anche il professore Dario Nunnari, componente del Direttivo Arci ed il giornalista reggino Luca Assumma. Presenti anche, Serenella Pallecchi Presidente Arci Siena e Giuseppe Apostoliti Presidente Arci Calabria. La libertà è un colpo di tacco”, è un libro che parla di “futebol e politica, di giornalismo e potere, di censura e informazione”. Lorenzetti, mescola realtà e finzione letteraria, ricostruendo le gesta del grande Socrates. Si parla di un Paese e di un popolo che dopo vent’anni di regime è però giunto agli sgoccioli. Il popolo brasiliano continua a chiedere nuove elezioni. Disordini e spargimenti di sangue sono all’ordine del giorno in quegli anni. Il futebol, che in un paese come il Brasile è molto più di un semplice sport, divenne inevitabilmente una questione focale delle politiche di controllo e repressione portate avanti dalla giunta militare. Ma il calcio, si sa, è un fenomeno particolare, in Brasile più che in altre parti del mondo. Alcune delle forme di protesta contro il regime più eclatanti del periodo vennero infatti proprio da quel mondo e, tra gli altri, l’episodio più famoso fu proprio quello della cosiddetta “Democracia Corinthiana”, una delle storie di calcio più affascinanti del XX secolo. In un Paese dove regnano violenza e intimidazioni, essere una voce fuori dal coro è tanto avventuroso quanto pericoloso. A San Paolo un piccolo giornalino indipendente, "Il Cardellino", prova ad essere la voce degli emarginati e degli oppressi: si occupa di cultura sindacale, ma dato che in Brasile tutto finisce con l'essere indissolubilmente legato al calcio, racconta anche del pallone e dei suoi eroi. Il calcio sembra essere rimasto l'unica valvola di sfogo di un popolo tanto oppresso quanto rassegnato. Poi, un bel giorno, arrivò Socrates. E che quell'uomo avrebbe cambiato la storia non ci volle molto a capirlo. Fu l'uomo che prese di petto la storia e la rovesciò. Socrates fu leader di una squadra, il Corinthians, che si fece portatrice di un'idea tanto folle quanto geniale: nasce, nel Brasile della dittatura, la "Democracia Corinthiana". Tutte le decisioni vengono prese da giocatori e staff tramite votazione, dallo schema da adottare alla frequenza e intensità degli allenamenti, dalla campagna acquisti ai messaggi da veicolare su magliette fino ad allora utilizzate solo per pubblicizzare bevande o sigarette. La squadra non giocava per vincere, ma per divertirsi e divertire i propri tifosi, per farli innamorare del calcio, per dar loro una speranza in tempi difficili, ma soprattutto, per dimostrare che una alternativa era possibile. In questo libro, in questa storia – un po’ romanzata come dice lo stesso autore-, non si parla solo del bellissimo sport che è il calcio, ma si capisce che questo gioco è qualcosa di più. Di una personalità fuori dal comune, di idee bellissime e immortali e di una rivoluzione - la "Democracia Corinthiana" - che non soltanto fu qualcosa di mai visto né prima né dopo, ma che stravolse le regole prima del futebol brasiliano e poi dello stesso Brasile, contrapponendosi alla fredda e rigida dittatura militare che allora regnava sul Paese e che anche grazie a Socrates e alla sua squadra, e ai messaggi che essa veicolava, finì infine per cadere.

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