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La Voce delle Muse Ioniche nel Borgo di Pentedattilo

Pubblicato in CULTURA Giovedì, 03 Aprile 2014 09:56

di Alessandro Petronio - “La voce delle Muse Ioniche non si affievolì nei lunghi secoli del Medioevo e dell'Età moderna, e ancora dei santi monaci scrissero di Dio e dei poeti cantarono l'amore in greco e in latino. Non è dunque inutile che il lettore di oggi, e i giovani delle scuole, conoscano un pò meglio quella Magna Grecia di cui si parla molto senza troppo saperne, e quella cultura ionica più moderna che è affatto ignota.”

 

Questo è ciò che l’autore dice del libro “Le Muse Ioniche”, presentato domenica 30 marzo al borgo di Pentedattilo nel cuore della giornata dedicata allo sguardo delle muse. La voce delle Muse non può affievolirsi, è la funzione indispensabile della memoria che ogni giorno ci parla in silenzio e dice a noi stessi chi siamo, cosa vogliamo, dove siamo, dove desideriamo di andare, chi sono le persone e i luoghi che amiamo, cosa ci è favorevole e cosa ci è infausto. Ogni volta che un autore decide di tracciare parole su un foglio, ogni volta che un lettore pone gli occhi su un testo di prosa o di poesia, ogni volta che un narratore raccoglie attorno a sé persone curiose di ascoltarlo, tutte le volte le Muse pongono lo sguardo favorevole e generoso su ciò che accade e su chi ne è protagonista, perché ognuno di quei fatti e di quei gesti tesse la trama del tempo che scorre, la tesse come cammino su cui l’umanità posa il passo. Lo sguardo delle Muse accompagna la trama della storia, ne intravede il corso futuro e ne custodisce il cammino già compiuto, rende la storia un luogo comunitario e non solo un racconto.

Se il narratore è evocativo, suggestivo ed efficace, come Ulderico Nisticò, è facile sentirsi a casa anche dentro la storia della letteratura, sentirsi a casa propria. E’ quello che è avvenuto nella dolcezza della sera domenicale di Pentedattilo il 30 marzo. Il suo ultimo lavoro, presentato in anteprima assoluta proprio a Pentedattilo, “Le Muse Ioniche” è stato per i presenti un tramite con la storia delle nostre comunità e, nel contempo, un vero luogo accogliente, i cui altissimi abitanti, i poeti greci Stesicoro, Ibico, Alessi, Nosside o i poeti latini Livio Andronico, Ennio, Accio, Pacuvio, Orazio, Cassiodoro, Gioacchino da Fiore, ci appaiono sia gentilissimi padroni di casa, sia fratelli di cammino; se ne intravede la modernità, anzi la contemporaneità. La lettura di alcuni brani poetici scelti all’interno del testo di Nisticò da Antonella Cuzzocrea, in rappresentanza della casa editrice Città del Sole, ha dato ancor più il senso di familiarità con le muse benevole, e così i commenti di Veronica Spinella e Alessandro Petronio, che hanno animato l’incontro.

Se la cornice di questo evento letterario è una corale e coreografica rievocazione del mito universale delle Muse, come è stata l’intera giornata, come è stata la rappresentazione plastica delle divinità di Mnemosine, presenti nella saletta della rappresentazione e per le vie del borgo in beneaugurante processione in costume, non è difficile sentire che la storia attorno agli uomini non ha mai sosta, non è difficile sentirsi in compagnia dei nostri nocchieri poeti e narratori che continuano a mostrarci la direzione e invitano a conservare la fiducia e la speranza nella grandezza proficua della nostra cultura, anch’essa contemporanea musa ispiratrice della quale - parafrasando Esiodo – siamo felici di essere amati.

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