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Regina di Cuori: Il Messaggio educativo di Don Valerio Chiovaro

Pubblicato in CULTURA Venerdì, 10 Maggio 2019 17:16

Meravigliarsi è saper cogliere l’insolito. Come atteggiamento continuo è cogliere nel solito l’insolito. Saper guardare “il grandioso” che ammira, che stupisce, che…meraviglia.
Potersi meravigliare, in fondo, è il potere di chi ha lo sguardo capace di accogliere la grandiosità delle cose semplici e la semplicità delle cose grandiose.
È questa la provocazione e l’occasione del nuovo musical firmato Attendiamoci. Una prima assoluta, una invenzione fatta in casa da Carlo Colico.

Ma entriamo nel messaggio.

Si parla di una vita abitata da due cuori, di uno Stregatto che uccide la meraviglia del cuore bianco per la brama di potere. Così, il felino stregante plagia il cuore rosso. Chi vincerà? La bianca speranza della gente che respira libertà e gioia in ogni cosa, o il rosso cuore ucciso ed a sua volta assassino?
L’eterna lotta tra bene e male si gioca nella stessa carne, quella di due sorelle, ma forse anche nella stessa carne di Alice, adulta e bambina.
Alice si lascia convincere da una banda di scalmanati a tornare nel Paese delle Meraviglie: vince la ritrosia e riprende a sognare, così va dove tutti i sogni vanno a finire. Si ritrova nell’anti-terra, quel mondo parallelo che permette di sognare il sogno mai sognato, di vivere la vita che vuoi. Un mondo abitato da personaggi che per esistere hanno bisogno di qualcuno che ci creda, di qualcuno che creda a loro. Tu non esisti! È la loro condanna a morte, perché quando non esisti per l’altro perdi la gioia che hai. La Regina rossa, intanto, non sa vivere senza rimorso – sembra di rivedere il protagonista di Delitto e Castigo – e si consuma nell’omicidio che ha consumato. Ma cambiare si può, nel Paese delle Meraviglie e – nonostante lo Stregatto – il cammino del rimorso, attraversata la via del pentimento, sembra possa condurre alla meraviglia del perdono. Non tutto è perduto per sempre: ecco la meraviglia!
I personaggi si moltiplicano – anche attorno ad una tazza di the – e passano dal banale chiacchiericcio alla volontà di riscatto: si fidano della profezia; il mondo può cambiare, se cambia il punto di vista di una bambina! Io dico di un giovane. Il mondo può cambiare e “credere è riuscire a vedere”. Ecco la meraviglia: saper cogliere l’insolito nel solito, avere sguardi che sanno scovare cose ammirabili… mirabilia. L’educazione a questo sguardo passa attraverso la saggezza di Brucaliffo, il dialogo col pozzo del tempo, quindi la riappropriazione della memoria, dei rapporti autentici.
Così è per Alice che, finalmente, si fida della Duchessa. Il tempo trascorso insieme le farà ricordare: mostra che le vuoi bene, poi il cuore farà da sé… e pian piano poi lei si fiderà. È la memoria del tempo trascorso insieme; è la consapevolezza di essere voluti bene che scioglie i cuori alla fiducia. Volere bene è assumersi la responsabilità del cuore dell’altro, per accompagnarlo a grandi imprese. Imprese che sempre profumano di salvezza. Volere bene motiva il cammino verso le cose insolite…meraviglia. Ma il tempo scorre veloce e il pozzo della memoria chiede domande. La Lepre accompagna gli amici sgangherati e li conforta: vivere significa lasciare una impronta, cambiare il mondo è possibile. Il dialogo cantato col Cappellaio Matto sembrerebbe invece non lasciare scampo: la vita non la puoi cambiare, siamo solo marionette sospese!
Alice restituisce curiosità e fantasia: gli ingredienti della meraviglia che muove le scelte. Impelagarsi nella fatica del bene permette di scoprire la meraviglia e di alimentare il cammino con lo stupore; è avere occhi che danno retta al cuore. Occhi e testa, anche se – la Regina rossa lo canta – i potenti vorrebbero tutti senza testa, ed in fondo c’è gente a cui non serve. O che la usa per il male: ecco di nuovo lo Stregatto, bugiardo e infingardo, che usa la paura dei piccoli e ne infrange i progetti di felicità. Così ha fatto con la Rossa. Lei, ignara, è cresciuta nella bugia che amplifica la paura e uccide la felicità della vita che viveva, cioè della vita, quella che vive davvero. Tutto ciò nascondendo la profezia. Questo è alimentare il male, far male, far fare male.
Ma chi è la regina Bianca, chi la Rossa? Il duetto tra le due Regine e Alice bambina e Alice adulta ci dà qualche indicazione su questi due cuori spaccati a metà. Un adulto che ha ucciso la felicità è un adulto che vive con un cuore a metà. Ritrovare la metà del cuore è restituire alla vita la sua unità: adulto e bambino si riconciliano. È così che finalmente si può amare. Che meraviglia!
La bambina – quella parte di cuore capace di fantasia e curiosità, e cioè aperta alla meraviglia – risolve la doppiezza bene contro male, riconcilia le due sorelle, infante e adulto, riconcilia in unità la vita prima spezzata dal male, dalla bugia, dalla bramosia di potere.
Quel cuore unito può recuperare dalla memoria la vita vera, grande, bella; può amare, quindi cambiare, perché, infine, la Regina Bianca può sempre risorgere.

Tanti i temi di questo inedito.

La meraviglia che, alimentata da curiosità e fantasia, dona uno sguardo capace di vincere il solito prevedibile incangiabile destino di male, in “insolito bene”, in forza di cambiamento.

Il senso della memoria e del tempo, l’una non si cancella, l’altro corre, inesorabilmente passa, fino al fondo di un pozzo. E pur se non ritorna, può far tornare chi sa “ascoltare” le lancette.

La forza infingarda del male, che plagia fin dalla tenera età per i propri fini, secondo strategie di menzogna e nascondimenti.

La fiducia che nasce per chi sa volere bene e sa fare del proprio tempo una storia di confidenze condivise.

La possibilità di poter cambiare, perché per chi usa la testa c’è sempre una possibilità di riscatto e il rimorso può aprire al pentimento.

La necessità di unire i cuori spezzati, perché il cuore che si indurisce difficilmente rimane intero e un cuore frantumato non sa più amare.
Infine, come la storia della umanità anche questa comincia con una bugia. La Regina paga e riscatta liberamente la libertà dello spettatore. Dalle sbarre della sua pena paga la colpa e può liberare la libertà. Nella prigione, finalmente, trova la libertà.
Perché, a volte, le nostre prigioni vanno viste con lo sguardo della meraviglia. Alice ormai è consapevole e canta: libera soltanto la mia libertà facendomi sorprendere da questa vita che fino ad ora à stata buia. Il Paese delle Meraviglie non è più nell’anti-terra, ma nella vita, quella vera, reale, capace di sorprendere. Alice accetta: entra, così, nel suo mondo, nonostante le prigioni.

Quel mondo che finalmente vede – insolito nel solito – perché ha trovato la via diritta e diretta al cuore.

Questo è l’augurio che facciamo agli spettatori ed ai giovani in particolare: saper fare e dare della loro vita uno spettacolo che libera la libertà. Saper riconciliare, ricompattare il cuore e i cuori frantumati.

Saper e poter cambiare vita, entrando nel Paese della Meraviglia, cioè maturando uno sguardo capace di cogliere con stupore il grande musical dell’esistenza.

Ogni momento, dal te alla prigione, dagli incontri fortuiti alla fiducia delle relazioni, sarà così un consapevole ed entusiasta grido: CHE MERAVIGLIA!!!


Don Valerio Chiovaro

Rc 10 maggio 2019

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