Domenica, 16 Giugno 2024

                                                                            

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STORIA DELL’OCCULTISMO MAGICO (II): DA AMADOU, E BERGIER, A RIBADEAU DUMAS

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«D’aucuns s’étonneront de découvrir un “Bulletin de Parapsychologie” au cœur d’une publication qui leur semblait, à première vue, consacrée aux enseignements “traditionnels”. D’autres seront, au contraire, surpris qu’une “revue d’occultisme” croie nécessaire d’isoler, au point d’en faire l’objet d’une section nettement distincte, l’étude de phénomènes qu’ils estiment “occultes” au premier chef. Enfin, il n’est pas impossible qu’une troisième classe de lecteurs attentifs, pénétrés des vertus de la science expérimentale, n’estime dangereux et, en somme, déroutant le voisinage de travaux relevant de la psychologie contemporaine et de recherches auxquelles ils seront tentés d’appliquer l’épithète “obscurantiste”.» - Robert Amadou (1955).

La Tour Saint-Jacques

Apparentemente, a seguito d’un conflitto su come concepire l'approccio scientifico, nel 1955, Amadou lasciò la direzione della Revue metapsychique per fondare una rivista da biblioteca intitolata La Tour Saint-Jacques (nome dell’edificio campanario della non più esistente Église … de-la-Boucherie). L’immediata discontinuità tra i due periodici è chiaramente visibile nelle differenze di orientamento: più sperimentale per la precedente Revue Métapsychique, più storica ed esoterica per La Tour Saint-Jacques, anche se si avvertono tante similitudini. Quest’ultima mantiene, infatti, anche una sezione intitolata “Bollettino di Parapsicologia”, nonostante Amadou appaia consapevole delle discussioni che tale giustapposizione tra magia ed esoterismo od occultismo e parapsicologia possa provocare: «Alcuni saranno sorpresi di scoprire un “Bollettino di Parapsicologia” al centro di una pubblicazione che sembrava loro, a prima vista, dedicata agli insegnamenti “tradizionali”. Altri invece si sorprenderanno che un “giornale di occultismo” ritenga necessario isolare, fino a farne oggetto di una sezione ben distinta, lo studio di fenomeni che essi considerano in primo luogo “occulti”. Non è, infine, impossibile che una terza classe di lettori attenti, imbevuti delle virtù della scienza sperimentale, consideri pericolosa e, insomma, confusa la vicinanza di opere relative alla psicologia e alla ricerca contemporanee alle quali saranno tentati di applicare l'epiteto “oscurantista”.».

Nel contenuto del primo numero, che esce alla fine di quell’anno, uno studio d’Henri Hunwald su Paracelso, un testo di André Breton sulla "magia quotidiana", un commento di René Alleau su un antico manoscritto alchemico (Le livre d’Heures de Jehan Lallemant), nonché testi (di Serge Hutin, Marcel Brion e Audiberti) dedicati alla pittrice Leonor Fini.

Se l'aura d’una rivista si misura dalla qualità delle persone che accettano di pubblicarvi, bisogna ammettere che La Tour Saint-Jacques tende a cercare i suoi alleati negli ambienti colti di artisti ed eruditi e la sua rete testimonia la sua buona reputazione.

Lotta alla corrività

La volontà di collegare l'esoterismo alla parapsicologia e di contribuire a far uscire quest'ultima disciplina dal ghetto, in cui sembra rimasta impigliata, s’accompagna per contro alla nettissima critica a tutto ciò che si riferisce a un occultismo da definire, più che popolare, o volgare, meglio “commerciale”, se non dichiaratamente truffaldino. Così, sul quarto numero, dedicato all'astrologia, si legge una definitiva e chiara denuncia di quella pratica di pronosticare sfruttando ingenuità, dabbenaggine e angosce moderne per far accumulare fortune a chi proclama di dispensarle. La Tour Saint-Jacques intende “denunciare” questi “mercanti di oroscopi” che, approfittandosi di immaturità e inesperienza, derubano il pubblico e lo spaventano, e che, deformando  l'astrologia tradizionale, contribuiscono anche a screditarla culturalmente.

Nel numero doppio 6-7, interamente dedicato a: “La Parapsychologie et le Colloque de Royaumont”, ritroviamo l'idea che si debbano affrontare ambiti legati a ciò che è “strano”, insolito, curioso, con la motivazione che tali campi di studi “non potevano essere semplicemente ignorati o abbandonati alla credulità, alla ciarlataneria e alla stupidità”. L'obiettivo è fare, per quanto possibile, chiarezza, attraverso “una ricerca onesta” di quanto “procura un certo arricchimento dello spirito”, piuttosto che il guadagno dei profittatori.

La collezione Denoël

Identica linea guida nella collezione lanciata da Robert Amadou presso l’editore Denoël, nel 1956, iniziando con la pubblicazione del celebre studio dell’antropologa britannica Margaret A. Murray, The God of the Witches (1933), ormai, da tempo un classico, con la pretesa di dimostrare la prosecuzione d’una religione neolitica all'origine della stregoneria. Si prosegue con un libro sull'astrologia di Michel Gauquelin, uno particolarmente severo di Amadou sui grandi medium e un altro, anch’esso molto critico, su una casa infestata da poltergeist, nella contea dell'Essex, in Inghilterra - traduzione di “The Haunting of Borley Rectory” di Dingwall, Goldney e Hall (1956).

Ciò che inesorabilmente viene vagliato, e denunciato, è il modo in cui la “cultura di massa” recupera e “divulga” nozioni che invece dovrebbero essere d’assoluto, riservato, dominio degli specialisti e, difatti, La Tour Saint-Jacques vuol essere una rivista da destinare a una platea istruita, che già conosce l'alchimia come l'astrologia, escludendo a priori l’esposizione d’un becero occultismo rivolta prosaicamente a un grande pubblico di impreparati.

Parapsicologia, psicanalisi, filosofia, storia delle religioni ed etno-antropologia

Nel maggio 1956, la rivista partecipò all'organizzazione d’un convegno dedicato alla parapsicologia presso il Centro Culturale Royaumont, riunendo parapsicologi, filosofi e storici delle religioni. Tra i co-organizzatori si segnalano lo psicanalista italiano Emilio Servadio (che negli anni ’70 collaborerà alla rivista “Gli Arcani” e all’Enciclopedia di Parapsicologia e dell’Insolito “L’uomo e l’ignoto” di Armenia) e l’antropologo Ernesto De Martino (autore di Sud e magia, Feltrinelli, Milano1959 e de La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud, Il Saggiatore, Milano1961); partecipano anche il fenomenologo delle religioni Mircea Eliade e l'etnologo Jean Servier, a cui si deve una traduzione della grande opera di Heinrich Cornelius Agrippa von Nettesheim, Les Trois Livres de la philosophie occulte (ou Magie d'Henri-Corneille Agrippa traduits, présentés et annotés …, d'après l'édition de 1529, Berg International, Paris 1981-1982), e la direzione d’un Dictionnaire critique de l'ésotérisme (Presses universitaires de France, Paris 1998). Da massone fu critico della deriva razionalista e politica della massoneria francese contemporanea, tanto da rifondare, nel 1973, una loggia massonica tradizionale, di cui  era stato membro Joseph de Maistre. Fu anche membro del Consiglio Supremo Martinista, assieme a Serge Hutin e lo stesso Robert Amadou.

Quanto a Mircea Eliade, nel 1956, non era ancora la figura politicamente controversa che divenne alla fine degli anni Novanta. Giunto a Parigi nel periodo postbellico, subì certamente le “vessazioni” dell'ambasciata rumena, ma tendenzialmente tentò di far dimenticare agli studiosi e intellettuali che lo frequentavano, come Dumézil, o Ricoeur, i suoi legami con La Guardia di ferro, Nae Ionescu e Julius Evola.

La parapsicologia non è esoterismo

Senza dubbio, la parapsicologia raggiunse il suo massimo grado di integrazione con il resto della cultura, forse abbandonando gradualmente la lotta per la scientificità in favore d’un maggiore avvicinamento alla letteratura esoterica. Ma il tentativo di Amadou di rendere alla pari rispettabili e la parapsicologia e l’occultismo era destinato a fallire. E su questo sembrano essere d'accordo un po’ tutti gli accademici e gli specialisti: la parapsicologia non ha nulla a che vedere con occultismo ed esoterismo tradizionali.

Lo asserisce con estrema chiarezza  Pierre A. Riffard, nel suo Dictionnaire de l'ésotérisme ("Bibliothèque scientifique", Payot, Paris 1983), nel menzionare espressamente la parapsicologia solo sotto il termine “metapsichico”. Le altre para-scienze restano escluse e, anche se la letteratura esoterica, in senso lato, tende a comprendere alcuni ambiti nuovi, come quello dei dischi volanti, i puristi continuano a respingere con disprezzo tutte queste tipologie di (sempre più avvertite come intollerabili) intromissioni.

Dischi volanti e fantascienza

Quando l'astrofisico Évry Léon Schatzman pubblicò due articoli in cui criticava i primi libri statunitensi sull'argomento, lo fece solo perché questi temi sembravano vicini a quelli della fantascienza allora emergente sul mercato editoriale e che lui giudicava reazionari, proprio perché americani.

Il 30 ottobre 1938, venne mandata in onda una trasmissione durante la quale il ventitreenne Orson Welles interpretò un adattamento radiofonico del romanzo di fantascienza di Herbert George Wells, The War of the Worlds (1897), fin troppo realistico, tanto da scatenare il panico tra i molti radioascoltatori.

Ma se i dischi volanti si presentano, dapprima essenzialmente come un enigma che sfida la scienza, presto vanno ad alimentare le speculazioni di psicanalisti (Jung), psichiatri (George Heuyer), sociologi (Bertrand Méheust), fisici (Claude Maugé) ed esoteristi vari (David Michael Jacobs, per esempio), e la ricezione del tema da parte della gente comune testimonia la comparsa d’uno straordinario bacino di voci controverse, e di storie che, dal punto di vista psicosociologico, o “interdimensionale” ed extraterrestre, vanno ben più lontano, e al di là della questione della rilevanza scientifica dell’argomento.

Negli Stati Uniti, poco dopo le loro prime manifestazioni, i dischi volanti furono integrati nel pensiero di gruppi occultisti che li videro come una dimostrazione di  loro teorie e cominciarono a riferire di contatti “trans-comunicazionali” con entità secondo quei principi più vicini a spiritismo, medianità e canalizzazione.

Atlantis

In Francia, uno dei primi “soucoupistes” fu il giurista francese Marc Thirouin, discepolo di Paul Le Cour, fondatore della rivista Atlantis. Nel 1952 lanciò una piccola pubblicazione chiamata Ouranos (il cielo, in greco) e, poco dopo, creò un gruppo con lo stesso nome. Fissò la sua fondazione al 24 giugno 1951, una data altamente simbolica che ricorda quella dell’iniziale “comparsa” negli Stati Uniti, la prima pubblicazione di Atlantis nel 1926 e, naturalmente, la festa di San Giovanni, di cui è nota l'importanza per gli esoteristi. Fu allora che Marc Thirouin conobbe un giovane autore di fantascienza pubblicato nella raccolta “Anticipation” di Fleuve Noir, Jimmy (Henri René) Guieu, i cui primi romanzi (La Dimension X, 1953, e Nous les Martiens, 1954) dimostrano una sorprendente capacità di mescolare la questione dei dischi volanti con le tradizionali questioni dell'occultismo e dell'esoterismo.

Ouranos

Nei numeri di Ouranos del 1954 Thirouin aprirà la discussione sull'origine extraterrestre di alcune pitture rupestri scoperte nel massiccio del Tassili n'Ajjer (situato nel sud-est dell'Algeria), e in particolare del famoso “Grande Dio marziano” (Jabberen) di Henri Lhote, collegando così la questione dei dischi volanti a quella di Atlantide, spesso situata nel deserto del Sahara mauritano. Gli Ufo si troveranno così associati al tema delle visite da parte degli alieni nel remoto passato dell'umanità, con funzioni civilizzatrici, mescolato a quello della rivelazione primordiale di cui gli esoteristi cercherebbero di riscoprire il perduto significato.

Wouter Jacobus Hanegraaff

Il titolare della cattedra amsterdamese di storia della filosofia ermetica e relative altre correnti esoteriche, Wouter Jacobus Hanegraaff, ritiene che il punto di partenza della New Age vada rintracciato nei cosiddetti gruppi di “contattati” dagli extraterrestri negli Stati Uniti degli anni '50.

L’eredità medianica della canalizzazione

Questi movimenti erano molto diversi da quelli degli appassionati di UFO sinceramente interessati solo a fornire prove scientifiche dell'esistenza degli extraterrestri, poiché affondavano le loro radici nei precedenti movimenti dello spiritualismo, della teosofia e delle loro varianti californiane in cui si mescolavano alle leggende locali delle tribù dei Klamath, per i quali, per esempio, il monte Shasta era abitato dallo Spirito del Mondo Celeste, Skell, disceso dall’alto proprio su quella vetta sacra.

Close Encounters

Ne era riprova il fatto che i “contattati” non cercassero accertamenti e controlli, del resto neppure richiesti dai loro uditori e seguaci; dal momento che il “contattato” aveva avuto la possibilità di “comunicare” o addirittura incontrare gli alieni (Close Encounters of the Third Kind, secondo la classificazione di Josef Allen Hynek), la verifica era costituita dal medesimo “messaggio” e l'interesse in esso risiedeva nella sua importanza etica, avvalorata dalla necessità per l’umanità d’intraprendere una nuova strada di pace, così da rivoluzionare il mondo.

The «medium» and the «message»

Ed, in effetti, queste attività dei “contattati” sembrano prefigurare i movimenti contro-culturali che si svilupparono negli anni ’60 anche nel ribaltare, quasi paradossalmente, la concezione di Marshall McLuhan: "The medium is the message". Ma ciò solo in apparenza, poiché «A medium is not something neutral - it does something to people» (un mezzo non è qualcosa di neutrale: fa qualcosa alle persone). Con un gioco di parole sul termine "messaggio" (message), cambiato in "mass age" ("età di massa"), "mess age" ("età disordinata") e "massage" ("massaggio"), è come se il “mezzo” le persone le “manipolasse”, «e lo sgrossamento generale che ogni nuova società riceve da un mezzo, specialmente un nuovo mezzo» ("McLuhan: Now The Medium Is The Massage") fornirebbe il senso di questo curioso impatto psicologico (e “psicotematico”, secondo la terminologia cara al prof. Del Boca).

Les Grandes énigmes de l'univers

Nel 1957, l’editore Robert Laffont pubblicò “Les Grandes énigmes de l'univers” di  Richard Henning, poi alcuni altri titoli, tra cui il primo libro di Robert Charroux, “Histoire inconnue des hommes depuis cent mille ans” (1963). Al momento della pubblicazione di “Rätselhafte Kulturen” (Civilisations mystérieuses) di Ivar A. N.  Lissner, nel 1964, la copertina nera e oro caratterizzerà la raccolta “Énigmes de l'univers” diretta da Francis Mazière, autore di “Fantastique île de Pâques”.

Si tratta chiaramente d’un’immersione nelle controversie sui misteri della storia (come, per esempio, la sopravvivenza di Gesù: “Jésus ou le mortel secret des Templiers” di Robert Ambelain, 1970; - forse sulla scorta de “Les Templiers sont parmi nous, ou, L'Enigme de Gisors” di Gérard de Sède, del 1962, o de “L'ébouriffante histoire du curé aux milliards”, sempre di Charroux, che diedero l’avvio alle tesi di Baigent, Leigh e Lincoln su “The Holy Blood and The Holy Grail”, del 1982), sull'esistenza dei continenti scomparsi (Atlantide, Lemuria, Mu, ecc.), o dei dischi volanti (opere di Frank Edwards, o Henry Durrant). E, nonostante il celebre affresco sahariano del Tassili, raffigurante un “marziano” in scafandro, sia stato utilizzato un po’ troppo a effetto (alla stregua dell’astronauta di Palenque, o della "Regina della Dardania", o Mbretëresha e Dardanisë, di Pristina), non viene esclusa, come pure pensano l’astronomo sovietico Iosef Shklovski (Вселенная, жизнь, разум, Universo, Vita, Intelligenza, 1962), e il suo omologo statunitense Carl Sagan (Intelligent Life in the Universe, 1966), la possibilità di visite di extraterrestri nel passato dell’umanità (paleocontact), per cui le ricerche portate avanti in questa direzione non sarebbero né assurde né antiscientifiche; semmai, ci sarebbe bisogno d’impegnarsi maggiormente nella decriptazione degli indizi.

L'Aventure mystérieuse

All'interno di questa grande raccolta, i libri di Robert Charroux, che fu anche un teorico del pancelticismo, costituiranno una specie di sotto-sezione: “L'Aventure mystérieuse”, la quale riscosse, fino al 1977, quando apparve l'ultimo volume della serie, “Archives des autres mondes”, poco prima della morte dell'autore, un successo fenomenale, eclissando, almeno in Francia, persino quello dello scrittore svizzero-tedesco Erich Von Däniken, a partire da “Erinnerungen an die Zukunft” (Ricordi del futuro, 1968).

Dopo il successo di “La Vie après la vie” (Life After Life, 1975)  di Raymond Moody, opera dedicata alle visioni di morte imminente (NDE, Near Death Experiences), dal complesso principale si distacca un'altra sotto-sezione: «Bibliothèque de l’au-delà».

 Aux portes de l’étrange

All'esoterismo tradizionale è più schiettamente orientata la collana «Aux portes de l’étrange», una sorta d’estensione degli Énigmes del parascientifico verso i “misteri” dell'esoterismo, dell'irrazionale, del parapsichico. Testi, quindi che sviluppano il tema dell'iniziazione, spesso riedizioni di libri pubblicati all'inizio del secolo e addirittura alcuni romanzi iniziatici come quelli di Christia Sylf (Kobor Tigan't, 1969; Le Règne de Ta,  1971) che raccontano il susseguirsi delle esistenze a partire da Atlantide. In questa raccolta scompaiono le controversie con i rappresentanti del sapere convenzionale e della scienza ufficiale per concentrarsi maggiormente sulle arcane conoscenze estratte dalle opere sulla Kabbalah o riprese dagli apocrifi, tipo il Libro di Enoch, ecc.

Criptozoologia

Come nella controversia sui dischi volanti, l’argomento criptozoologico (da kryptós, κρυπτός,  "nascosto" e zoologia, «studio degli animali nascosti») sembrerebbe, almeno a prima vista, scientifico (i resti fossili dell'«uomo di Flores» potrebbero spiegare, per esempio, il leggendario Orang pendek, o piccolo uomo di Sumatra) e il collegamento con l’esoterismo non è affatto immediato, anche se l’occultismo può essersi interessato talvolta ad animali misteriosi, nell’associare, per esempio, lo yeti al Tibet.

È sufficiente la forte personalità di Bernard Heuvelmans, l’autore di “Sur la piste des bêtes ignorées” (Plon, Paris 1955), a rendere questo tema argomento del nuovo esoterismo letterario?

Le reazioni degli studiosi alle sue pubblicazioni furono positive, e ricevette riconoscimenti encomiastici da Gaston Bachelard e Jean Rostand, ma la collaborazione con il fumettista belga Hergé, ideatore di Tintin, ed Henri Vernes, novellista creatore di Bob Morane, assieme alla frequenza degli ambienti artistici, in particolare quelli legati al jazz, avvalora la sua spropositata curiosità intellettuale, come il suo interesse per l’esoterismo letterario.

D'un monde à l'autre

Quando Heuvelmans assumerà la direzione d’una sezione («Découverte de la vie») della raccolta “D'un monde à l'autre”, offrirà spazio alle opere dedicate alla storia dell'alchimia, come a quella dei continenti scomparsi, alle civiltà precolombiane e ad Atlantide; in particolare va ricordato il libro di Willy Ley e Lyon Sprague de Camp, “Lands Beyond” (Rinehart & Co, New York 1952)  che servirà d’ispirazione a Pauwels e Bergier.

Lungfish, Dodo, Unicorn & Mokele-mbembe

Con Willy Ley  non si ha soltanto una di quelle mescolanze di generi che decreteranno il successo di Le Matin des magiciens e Planète, ma pure una sorta di reciproca influenza di tematiche, se si pensa che lo scrittore berlinese, dopo l’edizione ampliata di “The Lungfish, the Dodo, & the Unicorn: An Excursion Into Romantic Zoology” (Viking Press, 1948), fa pedissequamente riferimento a Heuvelmans, nel chiedersi, in un articolo: “Do Prehistoric Monsters Still Exist?”, giusto per esporre l’enigma del Mokele-mbembe, un'entità acquatica di diverse mitologie bantu, per le quali dimorerebbe nel bacino del fiume Congo.

Convenzionale o “pindarico”?

Questi “sincretismi” tra scienza ed esoterismo testimoniano d’una sorprendente capacità del pubblico d’adattarsi alle mille sfaccettature della contemporaneità e, lungi dal rappresentare una sorta di “fallimento” della cultura convenzionale o mainstream, oppure una sua regressione verso l’ignoranza scientifica, sviluppa un’elasticità mentale in grado di fornire la pindarica capacità di passare da un tema all'altro, o addirittura di frammischiarli tra loro, senza preoccuparsi di quelle questioni di autenticità, ufficialità o di etichetta che invece interessano di più gli specialisti, quelli rigidamente razionalisti da un lato o, dall’altro, dotti esoteristi ed eruditi intellettuali preoccupati della “purezza” tradizionale. Appartengano a un ambito piuttosto che a un altro, le questioni che incuriosiscono, o interessano, possiedono analoga dignità e qualsiasi differenza tra loro sembra andare a poco a poco svanendo.

L'unica sottigliezza che li distingue è rintracciabile nel grado di preparazione culturale, per quegli esoteristi esperti ed eclettici che s’ispirano all'alchimia, alla filosofia e alla letteratura, nettamente estromessi da un movimento popolare, più interessato magari a una formale legittimità scientifica. Anche se poi un incontro tra queste opposte tendenze è sempre possibile che avvenga, come l’incredibile notorietà di Planète, Le Matin des magiciens, o della corrente acquariana, del resto, dimostrerebbe ampiamente.

Né materialisti né spiritualisti

Eppure i protagonisti di queste tendenze intellettuali non si definiscono né pretendono d’essere considerati ideologi astratti, né tantomeno fanatici vanesi: «Non siamo né materialisti né spiritualisti: queste distinzioni non hanno più alcun significato per noi.» (Le Matin des magiciens, 1960). Propongono, semmai, una sorta di griglia di lettura per focalizzare gli aspetti enigmatici del mondo moderno che meritano d’essere investigati, sostenendo una visione alla Charles Fort, l'autore americano dei quattro libri che hanno “fondato” l'interesse per i fenomeni, quanto meno, “bizzarri”, inserendolo in una modalità critica del metodo scientifico, poiché ritengono che, tra il meraviglioso e il positivo, soltanto l’insinuazione dell’umanesimo può formare un baluardo a ogni forma di pregiudizio. I quattro libri all'origine del movimento “fortean” (Book of the Damned, 1919; New Lands, 1923; Lo!, 1931; Wild Talents, 1932) invitano ad ascoltare ciò che c'è di fantastico nella realtà quotidiana, nella convinzione che sia sempre un’antica conoscenza dimenticata, ma che già possedeva il sapere moderno, a continuare a riplasmarlo senza rendercelo palese.

Réalisme fantastique

La seconda delle tre parti de Le Matin des magiciensQuelques années dans l’ailleurs absolu», Qualche anno nell'altrove assoluto), venne interamente dedicata, in base a una decifrazione di strani eventi che mostrerebbero come i nazisti fossero probabilmente uniti dal legame mistico della fede in un «socialisme magique», a una rilettura del nazismo nella prospettiva del «réalisme fantastique», un termine che Jacques Bergier prese in prestito dal romanziere belga Franz Hellens, pseudonimo di Frédéric Van Ermengem, influenzato da Edgar Allan Poe. Il suo romanzo fantastico “Mélusine ou La Robe de saphir” (1920) era stato molto apprezzato da Henri Michaux, che lo definì: “Un'immaginazione come non esiste quasi nulla di simile; parte da zero e corre fino all'infinito.”.

In che senso “fantastique”?

Pauwels e Bergier sottolineano che il termine “fantastico” va inteso secondo  un’altra precipua definizione: «Il fantastico è generalmente definito come violazione delle leggi naturali, come apparenza dell’impossibile. Per noi non è affatto così. Il fantastico è manifestazione di leggi naturali, effetto di contatto con la realtà quando viene percepito direttamente e non filtrato dal velo del sonno intellettuale, dalle abitudini, dai pregiudizi, dal conformismo.» (Le Matin des magiciens).

Alle idee di “questo” realismo fantastico si potrebbero essere ispirati, sia pur inconsapevolmente, numerosi autori: pensatori e saggisti esoterici o mistici (Georges Ivanovitch Gurdjieff, Charles Hoy Fort, Pierre Teilhard de Chardin), personalità scientifiche (l'antropologo Loren Eiseley, il biologo J. B. S. Haldane ), scrittori di fantascienza (John Buchan, H. P. Lovecraft, Arthur C. Clarke, Walter M. Miller), narratori (Jorge Luis Borges), ecc.

Realismo fantastico e New Age

Ma, se il sociologo Jean-Bruno Renard non stabilisce un legame diretto tra realismo fantastico e New Age («Le Mouvement Planète: un épisode important de l'histoire culturelle française», Politica Hermetica, n.10,‎ 1996, p. 152-174), sia il filosofo Wouter Hanegraaff («New Age religion and Western culture: esotericism in the mirror of secular thought», E.J. Brill, 1996) che, più recentemente, il sociologo Damien Karbovnik («L’échec d’une “religion” New Age: l’exemple des Ateliers Planète», Revue de l’histoire des religions, n. 238,‎ 1er septembre 2021, p. 515–545) riconoscono tra loro una certa comunanza.

Jean Paulhan

Sembra che l'accesso alla prestigiosa collezione letteraria (“bianca”) di Gallimard, - l’editore che aveva pubblicato negli “Essais” il saggio in due volumi di Raymond Abellio, “La Bible, document chiffré” (1950), e già possedeva una raccolta dedicata alle opere di René Guénon -  sia stato facilitato soprattutto dall'interesse mostrato per il grosso manoscritto di Pauwels e Bergier da parte dell’influente figura intellettuale del critico letterario Jean Paulhan, uno dei pochi ad avere il coraggio di difendere le opere degli scrittori, come Céline, accusati di collaborazionismo, ma anche attento lettore di Robert Amadou e sinceramente interessato all'esoterismo, in particolare a Louis-Claude de Saint-Martin. Questa scelta editoriale diede a Le Matin des magiciens una straordinaria visibilità e un’eccezionale rispettabilità completamente diversa da quella che avrebbe potuto contribuire a fornire qualsiasi altra casa editrice francese.

Jacques Bergier

A presentare Louis Pauwels a Jacques Bergier era stato René Alleau, seguace di René Guénon. Se il primo era già noto come divulgatore, per il libro su Gurdjieff, di cui era stato discepolo, e per l’idea che l’esoterismo debba dimostrarsi un’alleanza tra scienza e spiritualità da rivolgere a un ampio pubblico di non eletti (e neppure “addetti”), l’altro, il secondo, pur fornendo la stragrande maggioranza delle informazioni più rare al lavoro di coppia, si mantiene un puro e intransigente razionalista, che non perde occasione per citare il suo amico, François Le Lionnais, ingegnere, matematico e fondatore dell'Oulipo, o lo scettico americano Martin Gardner, autore di “Fads and Fallacies in the Name of Science” (Dover, 1957).

Collabora, tuttavia, a La Tour Saint-Jacques, la rivista edita da Robert Amadou, perché convinto che non esista reale opposizione tra occultismo e razionalità, in quanto il sapere esoterico si basa comunque su una conoscenza scientifica non ancora giunta a essere scoperta. Da qui anche il suo interesse per l’antica alchimia, che, lungi dall'illogicità, aveva accesso non solo alla chimica ma pure all'energia nucleare. Allo stesso modo parla di H.P. Lovecraft come d’un autore coerente e sensato con inaspettate aperture su realtà alternative.

Ma, quando, nel 1954, apparve L'Atlantide et le règne des géants (Denoël) di Denis Saurat, in cui la storia della distruzione di Atlantide viene interpretata alla luce della teoria (Welteislehre) dell'austriaco Hanns Hörbiger (Glazial-Kosmogonie, 1913), Bergier sarà più che severo nel recensirlo sulla rivista Fiction.

Jean Cocteau

Eppure, quell’opera di Saurat aveva entusiasmato Jean Cocteau; appassionato di tutto ciò che è strano e lettore di Lovecraft, aveva scritto una prefazione per Lueurs sur les soucoupes volantes (Ed. Mame, 1954) di Aimé Michel. E a François Ribadeau Dumas, che gli aveva inviato copia della sua Histoire de la Magie (“Storia dell’Occultismo magico”, trad. di A. Valledro, Mediterranee, Roma 2023), nel 1961, inviò un biglietto di ringraziamento con su scritto: “Non lascerò mai questo libro che è un tesoro. Stavo per comprarlo quando l'ho scoperto sotto una terrificante montagna di volumi illeggibili. Mi sembra che nessuno abbia mai aperto questa porta proibita con più coraggio…”.

Colin Wilson

Dieci anni dopo Ribadeau Dumas, sarebbe apparso, in inglese, “The Occult: A History” di Colin Wilson, che così commentò il suo quesito: «Perché suppongo che il libro sia andato così bene? Sento di doverlo in parte a un curioso fenomeno storico: che negli ultimi decenni di ogni secolo si verifica un improvviso risveglio dell'interesse per il paranormale. Negli ultimi anni del XVI secolo fu John Dee; un secolo dopo (incredibilmente) Sir Isaac Newton, che era un alchimista devoto; un secolo dopo arrivò Cagliostro, e un secolo dopo ancora, un intero movimento del XIX secolo che comprendeva Lord Lytton, Eliphaz Levi, Madame Blavatsky, Aleister Crowley e la Golden Dawn. (Un libro intitolato The Occult Constitutional [in realtà, “The Occult Underground”, Open Court Publishing, 1974 e “The Occult Establishment: The Dawn of the New Age and The Occult Establishment”, 1976] di James Webb racconta tutta la straordinaria storia). Nel XX secolo tutto ricominciò con il libro Il mattino dei maghi di Louis Pauwels e Jacques Bergier, diventato un bestseller negli anni '60; poi è arrivato il mio libro. Anche se The Occult non è stato diffuso in tante lingue quanto The Outsider, è sicuramente diventato un secondo posto. L’Occulto ha fatto molto di più che rendermi “rispettabile”. Serviva anche come una sorta di risveglio. Prima del 1970 ero propenso a liquidare l’occulto come un’assurdità superstiziosa. Scrivere il libro mi ha fatto capire che il paranormale è reale quanto la fisica quantistica (e, in effetti, ha molto in comune con essa), e che chiunque si rifiuti di tenerne conto non fa altro che chiudere gli occhi su metà dell'universo.».

Kenneth Grant

Colin Wilson ha pertanto recensito molto favorevolmente “The Magical Revival” (1972) di Kenneth Grant, elogiandolo con l’ammettere che è "probabilmente la migliore storia esistente della magia moderna". Tuttavia, questo primo volume della cosiddetta "Trilogia Typhoniana", comprendente anche “Aleister Crowley and the Hidden God” (1973) e “Cults of the Shadow” (1975), si limiterebbe a introdurre la teoria secondo cui i miti di Cthulhu di H. P. Lovecraft rientravano in una “rivelazione psichica” presentata sotto forma di finzione.

François Ribadeau Dumas

François Ribadeau Dumas si pone a metà strada tra  il best seller di Pauwels e Bergier e la raccolta di materiale su molti dei primi praticanti dell'arcano, che si tratti di Casanova o Rasputin, inframezzata alla solita idea, pretenziosa e polimorfa di quel “paracleto” ed esegeta Wilson, che senza molta fantasia denomina “Facoltà X” un altro "tipo di coscienza", a volte semplicemente "immaginazione", talaltra “talento creativo”, e risuona proprio come una sensibilità accresciuta dello stesso scrittore, non certo nel suo momento “poetico” migliore.

Di contro, l’autore, tra l’altro, di “Cagliostro” (1966), “Dossier secrets de la sorcellerie, et de la magie noire” (1971), “Hitler et la sorcellerie”, 1975, o “Spiritualité de la magie”, 1995, nel suo imponente omaggio all’Occultismo colto, tratteggia un panorama del pensiero che parte dall’Ellade e dalla Bibbia, passa dalle messe nere ai morbosi piaceri di Sir Francis Dashwood per arrivare fino alle invocazioni ermetico-barbariche di Aleister Crowley, attraverso Cornelius Agrippa e il suo grosso cane nero, Paracelso e il suo Azoth, Nostradamus e Caterina de’ Medici, e poi Tritemio e Rabelais, oppure dagli slanci mistici di Giovanna d’Arco al satanismo esasperato di Gilles de Rais, tra i quali, disse Joris-Karl Huysmans, non v’è che un passo, poiché “nell’aldilà tutto si tocca” (!).

Giornalista e letterato, François Ribadeau-Dumas fu un venerabile membro della Loggia “Tradition Jacobine”, e forse perciò le tematiche strettamente “latomìstiche” sono relativamente assenti (ovvio, non del tutto) da questo suo  lavoro?  E lo stesso vale per archeoastronomia, criptozoologia, o ufo; e “lo spiritismo non è la magia, ma…”. Giunto al nucleo centrale della sua lunga dissertazione cita lo storico della filosofia successore di Bergson: «Come è stato scritto giustamente da Émile Bréhier, il medioevo intellettuale segnato dall’insegnamento filosofico dei maestri religiosi della scuola episcopale si conclude nel XIV secolo. Un fermento di sistemi nuovi si nota col XV secolo, fecondato dalle accademie italiane. L’umanesimo di Marsilio Ficino, l’aristotelismo laico delle università, specialmente di quella di Padova, il platonismo di Nicola Cusano provano che il pensiero razionale venuto dalla Grecia, con l’apporto arabo, arricchito dalle magie dell’Oriente, sconvolgeva la civiltà cristiana. L’argomento principe è sempre quello dei rapporti tra la ragione e la fede, conflitto che dà libero slancio ai fautori dell’occultismo.».

Quello che, però, si legge effettivamente, quale affascinante narrazione d’una vera e propria “Storia della Magia”, per oltre 470 pagine (che René Alleau, tuttavia, nella prefazione a Grillot de Givry, considera “insufficienti”, “nonostante i loro meriti”, - alla pari dell’opera del pittore elvetico Kurt Seligman del 1948), è il rincorrere, da parte di François Ribadeau Dumas, di quel Faust, in commercio con Mefistofele, che continua a nascondersi in ciascuno di noi.


 

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