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Sant'Antonio, fede e devozione di tanti reggini

Pubblicato in Curiosità Mercoledì, 13 Giugno 2018 12:16

Fernando di Buglione nacque a Lisbona nel 1195 in una nobile famiglia che lo accompagnò nell’educazione religiosa. A soli quindici anni si unì all’ordine degli Agostiniani e prese i voti sacerdotali continuando a studiare come teologo e filosofo, ma la sua vita in monastero venne sconvolta quando giunsero dall’Africa i corpi martirizzati di cinque frati francescani. Il Santo si unisce così all’ordine dei minimi e sceglie di prendere il nome di Antonio, spinto dal desiderio di donare la propria vita per testimoniare Cristo, ma a causa di una grave malattia è presto costretto al riposo forzato ed impedito nella predicazione.

Arriva ad Assisi ed incontra il Santo Poverello che lo invia a predicare per tutto il nord Italia e nel sud della Francia, combattendo le eresie dei catari e degli albigesi. Sceglie infine di risiedere a Padova e stringe con la città un legame fortissimo prodigandosi per i poveri e contro le ingiustizie, ma quando la sua salute si aggrava, si ritira in un luogo solitario a pochi chilometri dalla città dove trascorre le giornate in preghiera e meditazione in un rifugio sopra un grande albero di noce. Il 13 giugno 1231, capendo che la fine è vicina, chiede di esser riportato in città dove una folla di devoti accompagna il suo estremo viaggio gridando: “È morto il Santo!!”.

Subito dopo la sua morte, iniziarono i lavori per l’edificazione della Basilica di Sant’Antonio: meta di continui pellegrinaggi, è senz’altro uno dei santuari più visitati dai fedeli che continuamente si recano sulla tomba del Santo alla ricerca di grazie e miracoli. Esempio originalissimo ed eccezionale dell’arte medievale italiana, custodisce immensi capolavori come il preziosissimo altare di Donatello nel quale lo scultore intreccia le storie della vita di Cristo con quelle del Santo. I pannelli alla base della struttura raccontano i miracoli che Sant’Antonio compì in vita, come il Miracolo dell’asina con il quale il teologo dimostra la presenza di Cristo nell’Eucarestia, mostrando alla mula l’ostia consacrata davanti alla quale l’animale si inginocchia ignorando il cibo che le viene offerto e convertendo così gli eretici presenti.

Un altro grande miracolo legato alle opere del Santo è quello del Pane dei Poveri: Tommaso è un bimbo lasciato dalla madre solo in casa e ritrovato poco dopo senza vita, affogato in un bacile d’acqua. La madre disperata invoca l’aiuto del Santo al quale promette in voto che donerà ai poveri tanto pane quanto pesa il bambino, il figlio torna in vita e nasce così la preghiera del “pondus pueri” attraverso la quale i genitori affidano i figli al Santo, promettendo carità per i bisognosi tanto quanto fosse il peso dei piccoli. Questo miracolo è all’origine della Caritas Antoniana, organizzazione che si prende cura dei poveri in tutto il mondo.

Sullo Stretto la devozione a Sant’Antonio si celebra nel Santuario di Sant’Antonio che domina la città dalla Collina degli Angeli. Voluto dal Santo Don Luigi Orione, venne consacrato nel 1934 ed intitolato al Santo di Padova per volere stesso del sacerdote, è meta continua di pellegrinaggi dalla Calabria e dalla provincia di Messina. I fedeli salgono in ginocchio la scala che conduce alla statua del Santo, ai piedi della quale lasciano biglietti e preghiere chiedendo grazie e miracoli. Soprattutto i più giovani si rivolgono al Santo predicatore nel periodo degli Esami di Stato e della Maturità per ricevere sostegno e grazie per superare la prova.

Rc 13 giugno 2018

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