Giovedì, 28 Maggio 2020

L Libri

DOLCI (C)REATI E IL «TRIONFO DELL’UMANITÀ»

Il 10 gennaio, presso la Casa circondariale di Catanzaro, coloro che hanno assistito alla presentazione del libro Dolci creati, di Francesco Fabio Valenti, sono stati testimoni della concretizzazione – reale, e non solo decantata, come spesso accade nel dibattito pubblico – della messa in atto della sinergia fra società civile e istituzioni.

Il libro, edito da Città del Sole Edizioni, e l’evento a esso collegato, sono anche la dimostrazione di cosa possa significare il superamento dei propri limiti personali: Valenti, con un “fine pena mai” e dunque la prospettiva di una vita di reclusione, è riuscito, grazie alla sua forza di volontà e al supporto ricevuto in corso d’opera, a cogliere un’opportunità e trasformare la sua passione per la pasticceria in un’attività fertile. «Percorsi come quelli di Fabio» ha affermato il dottor Agostino Siviglia, garante regionale per i diritti civili dei detenuti, «vanno accompagnati. Difendere e custodire i diritti, più che dichiararli, oggi è essenziale. Ho voluto conoscere il detenuto, che mi ha trasmesso gioia, e non la sensazione cupa e grigia di un penitenziario; una dimensione di dolcezza in una condizione di amarezza. Una condizione che da giuristi dovremmo salvaguardare, una battaglia che è necessario perseguire, al fine del reinserimento nel contesto civile, in conformità all’art. 27 della Costituzione. Ciò restituisce il senso più autentico della speranza».

Il libro nasce dall’immaginazione di Valenti e dall’interesse e la caparbietà della direttrice della Casa circondariale, la dottoressa Angela Paravati, della curatrice dell’opera, la dottoressa Ilaria Tirinato, e di tutti coloro che, coralmente, hanno desiderato vedere realizzata questa iniziativa, assistendola, ambendo a renderla vera.

Il volume non si limita a essere un semplice libro di ricette: all’interno di esso ogni dolce è “creativamente” abbinato a un reato contenuto nel codice penale, sulla base di ingegnosità verbali tramite le quali, ad esempio, l’istigazione a delinquere diventa istigazione a ingrassare, l’associazione di tipo mafioso viene assimilata all’associazione di tipo profiteroles (di fatto, un dolce “organizzato in gruppo”), ognuno rivisitato in chiave ironica dall’autore, per prendere le distanze dalla precedente vita e convertire i reati in qualcosa di positivo, come affermato dalla dottoressa Angela Paravati che, a proposito della necessità di predisporre progetti che aiutino i detenuti nel percorso di reinserimento nella società, sostiene che «l’ozio è nemico dell’essere umano, in tutte le situazioni e condizioni».

L’idea del libro inizia a prendere forma nell’ambito del laboratorio di scrittura e lettura tenuto dal professor Nicola Siciliani De Cumis, affiancato dalla dottoressa Ilaria Tirinato; è in questo contesto infatti, che la passione e l’amore di Valenti per la pasticceria si rivelano: «Dolci creati è l’esempio di cosa voglia dire “scrittura creativa”», spiega il professor De Cumis nel suo intervento, «Valenti scrive sì, di dolci, ma anche per, con i dolci. Tramite il suo impegno, queste particelle si trovano realizzate. Allo stesso modo, questo evento avrà un senso se non finirà qui, ma si tradurrà in altre esperienze; se, prendendo esempio da lui, altri avvertiranno il desiderio di vedere realizzate infinite opere su se stessi».

“Ho ripreso in mano cucchiai di legno, lieviti, e rivisitato ricette. I dolci li ho ric-reati… Già, in mezzo c’era la parola che ha portato peso e dolore nella mia esistenza, ma io volevo riscriverla, dandole un senso nuovo, volevo che fosse una rinascita, un nuovo inizio, e così ho provato a pasticciare e a rimescolare…”.

Prima ancora del libro, si era posta la difficoltà della realizzazione di un laboratorio di cucina – oggi parte integrante della Casa circondariale di Siano – in un luogo come il carcere, legata principalmente all’autorizzazione per l’utilizzo di un forno, di stampi e altri attrezzi in metallo. Ristrettezze dalle quali Valenti non si è fatto fermare, costruendo, con il poco materiale a disposizione, alcuni degli utensili che vengono comunemente usati per le creazioni dolciarie: perciò, grazie alla sua inventiva, un’asta di legno e due bicchieri di plastica collocati alle estremità fungevano da bilancia, fogli di alluminio divenivano stampi per dolci, e pennelli da barba pennelli da pasticceria…

Come dichiarato dall’avvocato Massimo Scuteri, presidente della Camera Penale, «oggi dimostriamo che la pena deve avere un senso; non bisogna subirla, ma viverla, attraverso la possibilità del supporto». La stessa direttrice afferma che quella di Valenti è la dimostrazione degli effetti positivi dell’offerta di un servizio formativo per i detenuti.

“È la riprova che a volte si può invertire la rotta, dare un colpo al timone e cambiare, con una virata verso porti nuovi e mai prima conosciuti. Ho iniziato a “ricreare” dolci pasticciando tra fornelli e farine; volevo provare a risentire quei profumi che ormai da tempo non mi appartenevano più, erano. Erano gli odori del forno di fronte al negozio di papà, mi raccontavano di un’altra vita che mi sembrava perduta per sempre, ed io volevo disperatamente tornare, almeno per un momento, a quello che avevo lasciato”.

Il professor Mauro Palma, garante nazionale per i diritti dei detenuti spiega che «il rapporto tra apprendimento e pensiero può dirsi compiuto quando un certo tipo di modello diventa il tuo modello, il tuo percorso, il tuo pensiero, e questo vale anche a livello istituzionale. La Costituzione parla di persona, al singolare, e pene, al plurale, perché la persona non può essere considerata collettivamente, ma ognuna nella sua specificità. Le istituzioni funzionano quando non affossano l’individualità, riuscendo a mantenere il collettivo».

A chiusura dell’evento – e a conferma di quanto sinora sostenuto – sono stati presentati alcuni oggetti realizzati all’interno di altri laboratori, come quello di cucito, in cui rientrano Dolcino e Dolcetta, le bambole create da Antimo Giardino e Agostino Pizzuto, che sono raffigurate nella copertina del libro.

L’intero evento dunque, secondo l’editore Franco Arcidiaco, avvalora non solo «la funzione sociale dell’editoria, ma, il lavoro della direzione, dei garanti, della polizia penitenziaria, degli stessi detenuti, e di tutti coloro che hanno preso parte a questo progetto; oggi abbiamo assistito al trionfo dell’umanità!».

 


:: L'autore del giorno ::

Filippo Veltri

Sequestri

La trattativa stato-'ndrangheta 

Venti anni dopo la pubblicazione del mio “Sequestri’’ agli editori di Città del Sole è venuta la brillante idea di ripubblicare quel mio saggio, che resta l’opera più completa sul fenomeno, e di far capire ai lettori di oggi. (...segue)

ASCOLTA • PROMO LIBRO


 

 

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a direttore@calabriapost.net

 

top