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Sei qui: HomePOLITICACammino Urbano del Collettivo La Strada tra i "resistenti" del Mercato coperto di Via Filippini

Cammino Urbano del Collettivo La Strada tra i "resistenti" del Mercato coperto di Via Filippini

Pubblicato in POLITICA Venerdì, 13 Settembre 2019 18:22

“La prima cosa che faccio quando vado in un’altra città è andare a vedere il mercato”, ci dice una commerciante. Infatti il mercato è il polso di una città, ne indica la vitalità. La situazione di abbandono del Mercato coperto di Reggio Calabria ci dice precisamente la situazione in cui versa tutta la città. Ci siamo stati con uno dei nostri Cammini Urbani. Se volete capire cosa significhino l’approssimazione anche nella realizzazione della ristrutturazione dell’edificio, la mancanza di visione organica, la prospettiva di futuro, l’assenza di un piano cittadino per il rilancio del commercio e del lavoro, fate una passeggiata al Mercato coperto.

Da quanto tempo non ci andate? Per molti è un luogo che ricorda odori, sapori, tanta gente, tante merci…insomma, vita. Oggi, malgrado gli enormi sforzi e i sacrifici dei commercianti, è uno spazio quasi senza identità. Quali sono le cause? Lo diciamo con estrema chiarezza: in primo grado il disinteresse dell’Amministrazione a capire e cogliere le cause di una profonda crisi nel cuore della città e l’incapacità di mettere in gioco anche le più elementari soluzioni. Ripetiamo cose di cui i commercianti hanno discusso con l’Amministrazione fin dalla riapertura (naturalmente in pompa magna) del Mercato. L’organizzazione spaziale del mercato è stata fatta senza pensare alle esigenze dei commercianti, di per sé non invita le persone ad entrare e ad acquistare. Lo ribadiamo: i progetti vanno costruiti con la comunità che deve essere ospitata, che deve agire lì dentro! Questo allontana i commercianti, impoverisce l’offerta, disincentiva la vita stessa del mercato.

Spesso manca l’acqua, indispensabile per chi abbia un’attività commerciale alimentare. Le condizioni di abbandono in cui versa il mercato coperto, l’assenza di manutenzione, l’atmosfera quasi ospedaliera prodotta dagli ultimi lavori di ristrutturazione, non incoraggiano certo i cittadini a frequentare il mercato. I pochi commercianti (rimasti più per resistenza) faticano a pagare l’affitto. Stando così le cose i box vuoti sono numerosi. Per rivitalizzare quell’area non si è pensato a dei parcheggi gratis e anche il piano recente ed assolutamente estemporaneo delle ZTL, più in generale della mobilità cittadina, non tiene affatto conto dell’esistenza di un Mercato pubblico e dell’esigenza di rilanciarlo. Gli accessi di Via Filippini e di Via Aschenez non dialogano tra loro: alla scala di accesso di Via Aschenez mancano persino i gommini antiscivolo, per cui è pericolosa in caso di pioggia, soprattutto in caso si stiano portando delle buste pesanti. Un’ala del mercato è completamente inaccessibile e i lavori di ristrutturazione, recentemente svolti, presentano già problemi che neanche se l’ultima ristrutturazione avesse qualche decennio.

Ci siamo abituati. Insomma, il mercato coperto è l’ennesimo simbolo di una città che muore e che basterebbe solo un po’ di lungimiranza a rivitalizzare. Si sente forte il bisogno di politiche che rendano di nuovo attrattivo il mercato coperto, che incoraggino i commercianti a scommetterci e ad investire. Ascoltare i commercianti significa ascoltare le voci di una città passata, la rassegnazione di essere abbandonati, di pagare per avere scarsi e costosi servizi. Ma anche conoscere le possibilità della città futura, la possibilità di tornare a Ri-Abitare Reggio, partendo proprio da spazi come il Mercato coperto.
I commercianti che ancora restano lì non sono soltanto commercianti: non dimentichiamolo! Sono la possibilità di una forza economica in una città che langue e sono i custodi di un Bene Comune! Che resta aperto e resta Comune solo grazie ai loro sforzi.

Rc 13 settembre 2019

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    Questa è la principale generazione di Reggio. Una generazione non strettamente anagrafica, ma di coloro che si interrogano sulle ragioni del restare e dell’andare, per sé, per i propri figli, sul senso di esilio che si prova a vivere a Reggio. Esiliati, confinati tra la retorica del “restare” alimentata dai politicanti vecchi e giovani, e tra il suo esatto contrario dell’andare e basta, perché si deve, perché qui è tutto perduto. Reggio è la città in cui trova spesso compimento quella che Corrado Alvaro definisce la più grave disperazione: “il dubbio che vivere rettamente sia inutile”.

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