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Consiglio Metropolitano e Comunale aperto sulla sanità: il punto sui lavori

Pubblicato in POLITICA Martedì, 18 Giugno 2019 13:59

Per circa quattro ore s’è svolto ieri sera in piazza Italia il primo Consiglio comunale e metropolitano “aperto” congiunto a Reggio Calabria, spinoso tema: la Sanità. A presiedere e guidare i lavori, il presidente del Consiglio comunale Demetrio Delfino: interventi da 3 minuti ciascuno, alternati tra quelli di assessori e consiglieri dei due Enti, dei sindaci del territorio metropolitano e dei circa trenta tra liberi cittadini ed esponenti di associazioni, sindacati, ordini professionali ed altri organismi rappresentativi avevano prenotato tramite posta elettronica.

Già in apertura, il sindaco della città e sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà ha sottolineato come sia cruciale, ad assise terminata, «dare continuità, che ci sia un sèguito a quanto sarà deliberato», per poi evidenziare con rammarico l’esistenza di «un convitato di pietra, cioè i commissari straordinari dell’Azienda sanitaria provinciale», che hanno declinato l’invito a essere presenti e a dare risposte ai cittadini nel corso del duplice Consiglio “aperto” «senza motivare la loro assenza».

Finalità dell’assise, è tornato a evidenziare il primo cittadino, «ascoltare dalla vostra viva voce qual è il polso della situazione: le criticità, i problemi e come poterne uscire, dal vostro punto di vista di cittadini e utenti del sistema sanitario; quali sono le condizioni in cui i pazienti si trovano a essere curati e i lavoratori del settore a operare, senza mai dimenticare le tante eccellenze esistenti sul territorio e sempre mettendo in cima coloro che hanno bisogno di cure, che da questa situazione ricevono il pregiudizio maggiore».

Vero è che il sindaco è la massima autorità sanitaria nel territorio di sua competenza, ha poi argomentato Giuseppe Falcomatà, «ma è vero pure che a questa responsabilità materialmente e direttamente non fanno da contraltare veri poteri in materia sanitaria, anche se siamo ben consapevoli che le nostre prerogative al riguardo non possono limitarsi allo stabilire gli orari delle farmacie o firmare i Tso. Il nostro compito è principalmente politico, e avere un compito politico in tema di Sanità significa innanzitutto favorire una cosa che in questi anni, purtroppo, non c’è mai stata: un dialogo interistituzionale tra tutti gli attori che questo nodo devono risolvere, cioè Governo centrale, Regione, Città metropolitana, Comune, Azienda sanitaria provinciale. È fondamentale far capire che la Sanità non è una cosa di pochi, ma una materia che bisogna discutere, condividere, concertare per uscire insieme dalle secche».

Obiettivi dello sforzo congiunto di consiglieri comunali e metropolitani e dei cittadini presenti in piazza, nell’analisi del sindaco Falcomatà, intanto «ridiscutere un “decreto Sanità” che ci siamo visti calare dall’alto, che abbiamo conosciuto solo dopo la sua presentazione qui in Prefettura e che invece dev’essere ridiscusso con tutti noi. Garantire l’assunzione di personale negli ospedali pubblici sufficiente a soddisfare la domanda degli utenti. Pretendere che venga fatta luce rispetto ai bilanci dell’Asp, anche in relazione a situazioni poco chiare che stanno entrando nella discussione ed evidentemente non possono essere solo appannaggio d’approfondimenti giornalistici delle reti televisive nazionali, anche in memoria di funzionari formidabili come Consolato Campolo», cui la piazza ha tributato un commosso applauso. «E ancora, evitare il dissesto dell’Asp: dovremmo saperne di più, perché come in tutti gli Enti il dissesto andrebbe a scapito dei creditori e poi del Terzo settore, delle strutture private convenzionate, dei lavoratori».

Ma lo stesso Falcomatà ha detto con chiarezza che, tra gli scopi dell’assise, ce n’è uno peculiare e ineludibile: «Continuare a sostenere all’esterno questo dibattito pubblico, anche attraverso una mobilitazione generale, una mobilitazione di piazza, una chiamata a raccolta di tutti i cittadini, pure utilizzando uno spazio che ci può aiutare a tenere alta l’attenzione come la manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil di sabato prossimo, che riguarda sicuramente il lavoro, ma evidentemente concerne anche la Sanità e ciò che ne consegue. Intanto – è stata la riflessione del primo cittadino – è importante che si dia un’alta dimostrazione di ciò che è Reggio Calabria, di chi sono i suoi rappresentanti istituzionali, di quel che in termini di proposta e di ragionamento politico, istituzionale, organizzativo questa città può produrre, anche attraverso un “via libera” corale a un documento che non sia solo simbolico, ma possa essere davvero la strada da percorrere per risolvere finalmente il problema del diritto alla salute sul nostro territorio».

Numerosi gli interventi che hanno fatto seguito all’ampio intervento introduttivo del primo cittadino. Al termine del largo dibattito, il consigliere comunale delegato alla Sanità Valerio Misefari ha dato lettura di un documento congiunto poi licenziato all’unanimità dall’Assemblea congiunta – e integrato da una relazione tecnica del consigliere metropolitano Eduardo Lamberti-Castronuovo – in cui, tracciata la situazione delle gravi, molteplici carenze della Sanità reggina quanto a presidi, strumentazioni, risorse umane, prestazioni erogate s’impegna il sindaco Giuseppe Falcomatà a promuovere un effettivo dialogo tra tutti i soggetti interessati, e in dettaglio «a chiedere che il Governo azzeri il debito della Regione Calabria nel campo della Sanità, così come ha fatto per alcuni Comuni, scongiurando il dissesto finanziario dell’Asp di Reggio», e che finanzi importanti investimenti in attrezzature e personale per tutte le strutture sanitarie calabresi, al contempo stringendo la morsa dei controlli affinché non si generi più debito nel settore; a «sostenere una mobilitazione popolare» per non perdere di vista lo spinoso e cruciale tema della Sanità reggina anche in futuro; a «sollecitare l’individuazione dei reali responsabili della mancata presentazione dei bilanci dell’Asp» reggina; a chiedere la «rimodulazione dei budget» di tutte le strutture private convenzionate.

ORDINE DEL GIORNO

Il sottoscritto Valerio Misefari, in qualità di Consigliere comunale, presenta, ai sensi degli artt. n. 42 e 43 del D.Lgs. n. 267/2000 e dell’art. 29 del “Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale”, la seguente proposta denominata “Approvazione ordine del giorno a favore della sanità calabrese” per la trattazione in Consiglio.
IL CONSIGLIO COMUNALE
Premesso che:
- ormai da molti anni i Commissari di Governo per la Sanità, che hanno avuto sempre l'obiettivo di ripianare il debito e non quello di assicurare ai cittadini quel diritto alla salute sancito dalla Nostra Costituzione, non solo non hanno raggiunto l'obiettivo di ripianare ed hanno fatto aumentare il debito, ma hanno reso i calabresi cittadini di serie B di fronte ai problemi della salute.
- da oltre 10 anni si assiste ad un continuo impoverimento delle strutture ospedaliere del territorio, alcune delle quali ridotte quasi a strutture poliambulatoriali e non veri e propri ospedali.
- tale situazione oltre ad impedire ai cittadini di avere cure adeguate negli ospedali delle aree in cui vivono, mettono in crisi l'unico ospedale Hub della nostra provincia.

Considerato che:
- il grande Ospedale Metropolitano, per carenze di personale e di strutture non è in grado di assicurare in tempi brevi la massima assistenza ai pazienti, così come dovrebbe.
- contemporaneamente le strutture private convenzionate, che forniscono un importante supporto alle strutture pubbliche, non in grado, da sole , di ottemperare alla mole di richieste, sono messe in difficoltà dalla notevole riduzione del budget loro assegnato.
- proprio per le carenze sopra indicate, i tempi per poter usufruire di prestazioni sanitarie si sono notevolmente allungati, talvolta fino ad un anno e che, per tale motivo i cittadini sono costretti a rivolgersi alle strutture sanitarie di altre regioni.
- l'emigrazione sanitaria costa oltre alla Regione Calabria 300 milioni di euro l'anno.
- il perdurare, a livello del territorio di questa disamministrazione della Sanità sta mettendo in crisi il terzo settore e, di conseguenza, l'assistenza alle fasce più deboli di cittadini e dei più bisognosi, come i pazienti psichiatrici, i tossicodipendenti, gli alcolisti ecc.
Rilevato che:
- gli operatori dedicati a questi pazienti sono da parecchi mesi senza stipendio.
- come riportato dai media, il debito dell'ASP di Reggio Calabria si aggirerebbe sui 400 milioni di euro, impedendo, di fatto, una normale gestione della sanità nella provincia reggina.
- finora nulla è stato fatto per finanziare le assunzioni di personale nelle diverse strutture pubbliche e che spesso le attrezzature sono obsolete o comunque in numero non sufficiente per garantire in tempi brevi le prestazioni ai cittadini.


- le assunzioni previste per GOM, da come sembra, servono solo a coprire i posti che verranno lasciati liberi dai dipendenti che andranno in quiescenza senza sanare la grave carenza di organico di medici ed operatori sanitari.
- l'obiettivo dato ai commissari di Governo per la Sanità di rientrare dal debito non è percorribile in quanto ridurrebbe ulteriormente il diritto salute dei cittadini.
Tutto ciò premesso,
IMPEGNA
IL SINDACO DEL COMUNE DI REGGIO CALABRIA
- a fare opera di mediazione tra l’Istituzione Regionale ed i commissari governativi perché trovino in tempi brevi soluzioni che possano contribuire a migliorare i livelli delle prestazioni sanitarie, impedendo, così, la migrazione sanitaria e consentendo ai nostri concittadini di poter godere di una sanità di alto livello, come accade per le altre regioni italiane.
- in particolare si impegna il Sindaco a chiedere che il Governo azzeri il debito della Regione Calabria nel campo della Sanità, così come ha fatto per alcuni Comuni, scongiurando il dissesto finanziario dell’ASP di Reggio, e che finanzi gli investimenti in attrezzature e personale per tutte le strutture sanitarie calabresi, garantendo controlli più stringenti per quanto riguarda l’utilizzazione delle risorse a livello periferico per evitare che si produca altro debito. Solo così i cittadini calabresi, e reggini in particolare, potranno godere di prestazione sanitarie degne di un paese civile.
- di sostenere, una mobilitazione popolare per tenere alta l'attenzione sul tema.
- di sollecitare l’individuazione dei reali responsabili della mancata presentazione dei bilanci dell’ASP di Reggio
- di chiedere la rimodulazione dei budget di tutte le strutture private convenzionate, di fatto strutture pubbliche, in ragione dei livelli essenziali di assistenza da garantire.

Rc 18 giugno 2019

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