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Riaperti i termini per l'iscrizione alle Consulte comunali

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Riaperti i termini per l’iscrizione alle Consulte per le associazioni già iscritte all’Albo comunale.Lo comunica l’assessore con delega alla partecipazione Irene Calabrò. “Dall’esame dell’Albo delle Associazioni abbiamo rilevato che erano...

Tutti gli appuntamenti della Esse Emme Musica a Reggio Calabria

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Mancano ormai poche settimane alla partenza della programmazione prevista nella Città metropolitana di Reggio Calabria dalla Esse Emme Musica, che proporrà come di consueto una ricca serie di grandi eventi....

Il sindaco Giuseppe Falcomatà, incontrerà Sua Em.za Rev.ma Cardinale Ernest Simoni

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Venerdì 18 ottobre 2019, alle ore 10, a Palazzo Alvaro, il Sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, incontrerà Sua Em.za Rev.ma Cardinale Ernest Simoni, nel corso di...

Autorità Portuale dello Stretto, Oliverio: rivedere la decisione

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Di seguito si riporta l'intervento del Presidente della Regione, Mario Oliverio, davanti alla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati per l'Audizione informale nell'ambito dell'esame della proposta di nomina a presidente...

Presentati i risultati della campagna pro hospice "Seconda stella a destra"

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Giorno 14 Ottobre 2019 rappresenta il punto di arrivo di una campagna estiva che ha raggruppato tanti apparati istituzionali e associativi della città a titolo gratuito e spinti solo da...

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Sei qui: HomePOLITICADalla Damnatio memoriae al Metodo Boffo

Dalla Damnatio memoriae al Metodo Boffo

Pubblicato in POLITICA Domenica, 04 Maggio 2014 19:39

di Franco Arcidiaco - Cito da Wikipedia: “Damnatio memoriae è una locuzione latina che significa letteralmente ‘condanna della memoria’. Nel diritto romano indicava una pena consistente nella cancellazione della memoria di una persona e nella distruzione di qualsiasi traccia che potesse tramandarla ai posteri. Si trattava di una pena

particolarmente aspra riservata agli ‘hostes’, ossia ai nemici di Roma e del Senato”. La Damnatio memoriae mi è venuta in mente seguendo le cronache politiche dei vari media degli ultimi mesi. La ricostruzione che molti organi d’informazione fanno del “Caso Fallara” è sorprendentemente lacunosa e fuorviante, ed è allucinante la tendenza a far credere che il merito della demolizione del Modello Scopelliti sia da ascrivere a un manipolo di delatori manovrati da Raffa e Foti. Volendo dare per scontata la buona fede e la capacità di analisi dei colleghi giornalisti, debbo ritenere che siano cascati tutti nella trappola della Damnatio memoriae che ha colpito l’unico grande artefice della disfatta di Scopelliti che ha un nome e ben due cognomi e si chiama Demetrio Naccari Carlizzi. Quel Centrosinistra reggino che da più parti viene bollato come “inchiodato a logiche minoritarie” (è tipico di chi è a corto di argomenti il ricorrere a vieti luoghi comuni) non ha mai mancato di contestare in Consiglio Comunale l’operato del Sindaco Scopelliti; i verbali delle sedute testimoniano di quante volte sia stata chiesta invano l’esibizione degli atti riguardanti il bilancio e fa veramente sorridere la linea difensiva di Scopelliti e dei suoi principi del Foro basata tutta sulla circostanza che il Sindaco non era tenuto a sapere. Una sola domanda basterebbe a demolire questa tesi: perché non si è allarmato quando dai banchi delle opposizioni venivano mosse quelle gravi contestazioni? Perché non ha chiesto subito delucidazioni alla Fallara? Le carte e i documenti che Naccari, con il valido aiuto di Seby Romeo e degli altri consiglieri di Centrosinistra, ha portato alla Procura della Repubblica non sono dossier segreti sapientemente confezionati ad hoc, ma documenti pubblici prodotti dall’amministrazione Scopelliti che chiunque avrebbe potuto consultare se solo avesse avuto la voglia e la capacità di leggerli. E’ questa la cosa sorprendente e direi inedita nel panorama politico italiano: un uomo politico preparato a capace come pochi (dote riconosciutagli anche dai più acerrimi nemici), di fronte all’impossibilità di ottenere le risposte ai suoi sospetti attraverso gli ordinari canali istituzionali, ha denunciato alla magistratura le irregolarità riscontrate, con il supporto di una notevole mole di documenti inoppugnabili. La Storia (anche perché la Cronaca non ha il coraggio di farlo) un giorno ci spiegherà il motivo per il quale la macchina della Giustizia abbia deciso di percorrere il tragitto che conduceva dall’indagine al processo, con un vecchio motore diesel piuttosto che con un turbo di ultima generazione…  D’altra parte, due noti giornalisti reggini, Giuseppe Baldessarro e Gianluca Ursini, hanno ricostruito tutta la vicenda in un volume, “Il caso Fallara” appunto, che ha avuto un enorme successo ed è arrivato con anni di anticipo, e senza alcuna smentita o minaccia di querela, alle conclusioni della magistratura giudicante. Molti giornalisti, proprio per aver scritto la verità, sono stati bollati come “Nemici di Reggio”; è questa la situazione e non ci vuole molto a capire per quale motivo a un certo punto gli avversari di Naccari abbiano deciso di alzare il tiro e dalla Damnatio memoriae siano passati al “Metodo Boffo”; si sono adoprati a fabbricare dossier e hanno partorito la vicenda del tentativo di corruzione di Naccari a favore della moglie Valeria Falcomatà. Le indagini sono ancora in corso ma si stanno sfaldando giorno dopo giorno penosamente; ne vedremo presto delle belle e ne avremmo “sentito” anche delle belle se qualche “manina” non avesse provveduto a trascrivere la famosa telefonata della signora Naccari in modo distorto, ad uso e consumo della tesi accusatoria. Concludo con una ciliegina sulla torta fornitami dal collega Davide Varì sulle colonne di “ZoomSud”: tentare di manipolare la stampa non produce nulla di buono, se a Cosenza lo ha capito a sue spese il cinghialone, a Reggio dovrebbe cominciare a capirlo anche il nostro giraffone, le quinte colonne che ha disseminato all’interno delle varie redazioni sono ormai stremate, non sanno più cosa inventarsi e riescono a sfogarsi solo producendo delle locandine surreali. Concludo con una sommessa domanda ai miei cari "compagni" del PD: ormai è diventato un luogo comune descrivere il nostro Partito "inchiodato a logiche minoritarie" se non a pratiche tafazziane o, per dirla con Massimo Canale, carente di autorevolezza. Consapevole di correre il rischio di aggiudicarmi il lecchino d'oro per cinque anni consecutivi, io sostengo che il PD calabrese dispone già di un vero leader, che i galloni di generale se li è conquistati sul campo e si tratta proprio di quell'innominabile dai due cognomi di cui sopra.

Franco Arcidiaco

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