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Forum Riformista: Il disastro della sanità calabrese tra commissariamenti e incapacità politica

Pubblicato in POLITICA Venerdì, 15 Marzo 2019 16:19

È stato necessario un servizio delle “Iene” per portare alla ribalta nazionale la sanità calabrese. Eppure il fallimento dell’organizzazione sanitaria regionale è visibile e palpabile da decenni. Lo sanno i cittadini che ne subiscono i disservizi, lo sanno i medici che svolgono la propria attività professionale in condizioni, spesso, da terzo mondo o comunque di continua precarietà. Non ci sono le strutture ma più spesso la volontà di dare spazio ai meriti e alle innovazioni. Ne sono a conoscenza i media locali che riportano i fatti accaduti. Lo sanno i dirigenti regionali e le altre Regioni viste le migliaia di prestazioni fuori territorio delle quali la Calabria copre continuamente i costi.

Lo sanno le istituzioni nazionali perché hanno commissariato il comparto sanità, ininterrottamente, ormai da moltissimo tempo.
Questo è il risultato di anni ed anni di scelte fatte seguendo logiche di campanile, di fazione e clientelari. Il nepotismo è diffuso. Il merito molto meno. L’emergenza è una costante non quella medica che sarebbe normale nel comparto ma quella organizzativa che è oltretutto esageratamente più dispendiosa. Il Ministro Grillo se ne accorge adesso ma qui è un calvario che dura da anni e del quale non si vuole invertire la tendenza. Il sistema è consolidato nel suo essere fallimentare. Ovviamente non tutto è da buttare e ci sono realtà degne di nota ma che invece di fungere da esempio programmatico e organizzativo divengono isole felici. I progetti dei due grandi ospedali, quello della Piana e quello della Sibaritide, sembrano essere legati al filo di Arianna che il giorno viene filato e la notte sfilato. Intanto parte delle vecchie strutture sono state dismesse e piccoli poli si ritrovano a svolgere il ruolo di “grande ospedale” anche non essendo assolutamente attrezzati a farlo. Un esempio è l’ospedale di Polistena che funge da nosocomio della Piana con una struttura che prima lavorava insieme ad altre quattro, quindi, concepita per utenza e prestazioni inferiori. Stessa situazione per Locri e Melito P.S.; quest’ultimo è “Ospedale Generale” e secondo la nuova legge regionale, non dovrebbe più occuparsi di assistenza acuta pur essendo l’unico presidio di un’intera “Area Omogenea” della Città Metropolitana.
Il futuro della rete ospedaliera, a nostro avviso, dovrebbe garantire essenzialmente un polo ospedaliero per ognuna delle quattro “zone” costituenti la Città Metropolitana di Reggio Calabria ed essere coronato dai grandi ospedali altamente specializzati e capaci di gestire qualunque tipo di casistica. Queste ultime realtà infatti sono quelle che attraggono i professionisti più motivati, convinti dalla condizione di poter esercitare al meglio la loro missione di medico e che potrebbero servire ad interrompere la migrazione sanitaria dei calabresi.
Soltanto con questo tipo di concezione si potranno riportare gli standard sanitari ad un livello ottimale. Per far questo però bisogna comprendere gli errori e progettare un futuro diverso. La politica ha fallito nelle scelte, nei programmi, nell’integrità. I commissariamenti politici e non, di diverso colore e sapore, hanno mancato gli obiettivi forse perché privi degli stessi.
Gli eserciti servono per vincere le guerre e le forze speciali per superare le emergenze. Anche registrando una volontà nazionale del voler gestire direttamente la sanità calabrese e riportarla a certi standard, occorre che si scelgano le professionalità idonee che conoscano il settore, programmino gli interventi, realizzino il cambiamento. Contemporaneamente occorre ricreare le condizioni per riconsegnare il settore a chi di diritto dovrebbe gestirlo. Riteniamo, alla luce di quanto visto fin oggi, fallimentare la politica del commissariamento perpetuo non legato ad una logica di obiettivo e di ricostruzione della coscienza di settore.
Non basta certamente a confortarci la recente intesa raggiunta fra la Ministra Grillo ed il Premier Conte per approvare un decreto straordinario sulla sanità calabrese, se lo stesso si prefigge di affrontare solo la rimozione dei vertici aziendali e il necessario (quanto implicito) ripristino della legalità e non invece di occuparsi del rilancio del comparto sanitario tramite investimenti straordinari in strutture, attrezzature e risorse umane; attraverso un vero piano strategico che rimetta in regola i conti, indirizzi bene la spesa futura e crei le strutture dove i migliori professionisti possano operare in un contesto sano, meritocratico e con prospettive.
Questa è l’unica strada che possa portarci a qualcosa di nuovo. Tutto il resto lo abbiamo già visto, testato e dolorosamente subito. Marco Caruso, coordinatore Forum RC

Rc 15 marzo 2019

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