Giovedì, 29 Ottobre 2020

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IL PARTITO DEMOCRATICO SIAMO NOI TUTT

IL PARTITO DEMOCRATICO SIAMO NOI TUTTI, INSIEME: EXTRA ECCLESIAM NULLA SALUS

Non si tratta di fare nomi, non si è mai trattato di questo. Non si tratta neanche di richieste e promesse, non ha funzionato il do ut des. Credo se ne sia accorto da subito Giuseppe Falcomatà:

al di là degli apparati del consenso, dei gruppi elettorali a sostegno dei diversi candidati, la “politicizzazione” del voto per il Sindaco di Reggio Calabria - ingenerata dalla candidatura di un “tecnico” leghista e dalla virata “sovranista” e “immoderata” dell’ex Centrodestra reggino - ha prodotto una reazione popolare, un’attivazione di anticorpi “anti (s)fascisti” simili a quelli che si sono diffusi per le elezioni regionali di Emilia e Toscana.

Il Popolo Democratico si è ritrovato unito nella consapevolezza di essere l’unico argine alla strutturazione del Potere Salviniano nel Sud Italia e, così, si è eretto spontaneamente a barriera repubblicana, decidendosi in massa per Falcomatà, anche trascendendo dagli aspetti squisitamente amministrativi della competizione.

D’altra parte, è davvero solo amministrativa l’elezione di un Sindaco Metropolitano?

Ora, raggiunto l’obiettivo, messa in sicurezza la Città, occorre, evidentemente, consegnare a questo Popolo, a questa Comunità – nella Città metropolitana come in tutta Calabria – quei luoghi fisici e spirituali, quelle Istituzioni ed Organi, all’interno dei quali continuare a svolgere questo fondamentale ruolo di presidio democratico e di indirizzo politico.

La stagione dei Commissariamenti interni al Partito Democratico calabrese, infatti, è definitivamente alle spalle, proprio grazie all’impegno profuso dagli iscritti/militanti che hanno dimostrato maggiore maturità dei tanti leaders in campo.

Nonostante, infatti, i limiti organizzativi di un Partito da troppi anni privo di vertici statutari e di “normalità” organizzativa, i democratici e i riformisti - comunque impegnati nell’autogoverno responsabile e di servizio nei Circoli - hanno fornito al candidato Falcomatà il sostegno popolare necessario per vincere, per affermarsi nel sentiment di fiducia generalizzata sull’avversario.

Nei Circoli dicevamo, nelle piazze, tra la gente, sui social, le membra vive e forti del Centrosinistra reggino, hanno saputo superare divisioni e fazioni, personalismi ed incomprensioni, riuscendo a ricomporre sostanzialmente, nei fatti e nei voti, ben due scissioni, assorbite nell’affermata vocazione maggioritaria del Partito che raccoglie in sé - gelosamente - le più grandi tradizioni democratiche anche di Calabria.

In tal modo, dunque, la Comunità, spontaneamente, dal basso, all’unisono tra i diversi iscritti e militanti dei territori, con la vittoria di Giuseppe Falcomatà, ha fornito ai direigenti calabresi la via d’uscita alla crisi nefasta di un dibattito interno finora asfittico perché, appunto, sottratto al confronto pubblico e chiuso nelle stanze di pochi, magari fuori Regione.

In sintesi è emerso questo:

per il bene della Polis non conta la vicinanza a questa o a quella figura istituzionale, non hanno senso i distinguo per appartenenze e per innamoramenti interessati legati a questo o a quel “capetto”, contano solo il territorio, il futuro democratico dei nostri figli; conta un Partito che sempre più dovrà essere – anche e soprattutto in Calabria – la vivace e dialettica Complexio Oppositorum propria di una Collettività ricca e plurale che sappia confrontarsi - e prendere parte - sul campo del dibattito ideale dei programmi, solo sul campo del dibattito ideale e dei programmi!

Consegnando lo sterile correntismo personalistico al passato, al passato delle sconfitte esorcizzato dal lavoro comune per il presente e per il futuro.

Ora, dopo l’impegno elettorale profuso, tocca ancora al Centrosinistra di Popolo, ai Democratici (ri)strutturare la Casa Comune, la sede del dibattito, della dialettica e della sintesi politica del riformismo calabrese, anche stimolando criticamente chi ricopre al momento posizioni di responsabilità.

Il nucleo di forza e germinativo è il “Circolo”, tutto da lì deve iniziare e tutto lì ricondurre:

è il Circolo, infatti, il tessuto connettivo vivo e partecipe dei desideri, delle speranze, dei sogni ma anche dei problemi e dei bisogni concreti di un territorio.

L’eresia delle “segrete stanze”, la bestemmia antidemocratica del “meno siamo a decidere meglio è”, la finta sicurezza del rifugio nel piccolo gruppo, nella cricca, lasciamola agli altri, non è un patrimonio che ci appartiene, non è la nostra Ortodossia.

Il Partito Democratico siamo Noi Tutti, Insieme: Extra Ecclesiam nulla Salus


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