Martedì, 29 Settembre 2020

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L’ARTE DI RIFIUTARSI

“Quando sono sceso, l’8 giugno da Modena, mi sono scontrato con uno scenario apocalittico. Mancavo da un anno dalla città, e quando sono tornato nel mio quartiere, Modena, ho trovato la devastazione più totale”. Sono queste le parole proferite da un carissimo amico, alla vista della situazione emergenziale che la città sta vivendo da più di un mese.

Da Modena, emblema dell’efficienza ambientale, a Reggio Modena, teatro dell’assurdo, del grottesco. La distorsione di una realtà acuente sempre di più il divario tra Nord e Sud, frutto di negligenze politiche, disservizi generalizzati, ma eminentemente, duole ammetterlo, d’inciviltà e deliberata trasgressione delle norme basilari di convivenza.

“Una montagna di rifiuti di ogni sorta, data alle fiamme, ostruisce per metà la carreggiata all’angolo della Multisala Lumière, tramutando il quartiere in una bidonville” continua, indignato per le condizioni avvilenti della sua terra.

Una condizione che accomuna, indistintamente, tutto il territorio comunale, dove la spazzatura è diventata, in un collage post moderno, elemento in simbiosi col paesaggio. Laboratorio avanguardista per antonomasia della Trash art, Reggio vive una crisi che trascende dalla mancata raccolta per individuare la sua genesi in un valzer di responsabilità, in un avvelenamento della dialettica istituzionale, in una polemica deleteria, destabilizzante e controproducente.

“È una crisi senza precedenti, molto più grave di quella di Napoli nel 2010” ha affermato l’inquilino di Palazzo San Giorgio, il Sindaco Giuseppe Falcomatà, il quale ha quantificato il mancato conferimento in circa 4 mila tonnellate di rifiuti giacenti per le strade, a fronte delle 1500 gravanti sulla città del Vesuvio.

Ragion per cui ha invocato, presso il tavolo operativo disposto in Prefettura, presieduto dal Prefetto Massimo Mariani, l’invio dell’Esercito per ovviare all’annoso problema, problema causato da molteplici fattori che fanno capo sia alla Città Metropolitana sia alla Regione Calabria.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata infatti l’ordinanza, emessa dalla Presidente della Regione Jole Santelli in data 20 Maggio, di riapertura di quattro discariche pubbliche, rispettivamente nei siti di Cassano allo Ionio, Melicuccà, Castrovillari e Lamezia Terme, e di una privata, situata a Celico, di proprietà del gruppo crotonese Vrenna, volte a decongestionare il sistema, già saturo. Al contempo, però, la medesima ordinanza, oltre a assoggettare al sistema pubblico l’impianto privato di Celico, ha fatto uscire di scena l’altro impianto dei Vrenna, a Crotone, controllato dalla società Sovreco.

Una decisione che ha di fatto sovvertito l’ordinanza in gestazione da settembre 2019, sotto la giunta di Mario Oliverio, che prevedeva un ampliamento della capacità di conferimento di 120 mila tonnellate nella discarica della città pitagorica.

Il successivo blocco dei mezzi alla discarica di Celico ha comportato la rettifica della delibera della Santelli, facendo riattivare i conferimenti presso l’impianto in località Columbra.

Ciononostante, il problema è rimasto tale a causa della non conformità di svariati siti, primo fra tutti quello di Melicuccà, che è preda dell’incuria.

I propositi della giunta e la fiducia dispensata dall’assessore Capitano Ultimo si sono infranti contro una mancata progettualità gestionale, che ha condotto quindi la Regione a siglare una convenzione con la Regione Puglia, i cui costi si aggirano su una forbice tra i 140 e i 160 euro a tonnellata.

Una partita giocata da un solista, la Regione, rea di non aver concordato coi sindaci un piano, la cui fattibilità lascia molto a desiderare.

Una situazione aggravatasi ulteriormente per l’ATO (Ambito territoriale ottimale), istituito nel riordino del servizio di gestione urbana dei rifiuti, con la legge n.14 dell’11 agosto 2014, gestito dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria, a causa della termovalorizzazione a singhiozzo operata dall’impianto di Gioia Tauro, per il quale si stima un ammanco in termini di conferimento di 500 mila tonnellate di rifiuti dal 2012.

Al contraddittorio quadro di Germaneto si deve assommare la condizione economicamente precaria in cui versano le casse comunali della città dello Stretto, la quale ha annunciato un dissesto finanziario per un debito monstre di oltre 300 milioni.

L’impossibilità di onorare i pagamenti ha determinato un circolo vizioso che coinvolge l’holding Avr S.p.a, società appaltatrice la raccolta, con cui il Comune ha maturato un debito di circa 15 milioni.

I dipendenti hanno, a tal proposito, indetto pochi giorni fa uno sciopero di 48 ore, a causa del mancato pagamento di quasi quattro mensilità e delle ricadute ad esso conseguenti. Il fermo dei mezzi del gruppo ha pertanto contribuito a determinare la crisi, sanitaria e sociale, che i cittadini denunciano a gran voce.

Un concorso di colpe, per il quale risulterebbe quanto mai ingeneroso attribuire l’intera responsabilità alla giunta in uscita, capeggiata da Giuseppe Falcomatà.

Il Vicesindaco Armando Neri ha chiarito come sia stato individuato un aggiudicatario della gara per le ecoballe, afferente al sito di stoccaggio e valorizzazione di Sambatello, che dovrebbe far riprendere gradualmente il conferimento dei rifiuti.

Le opposizioni, nel fervente clima della campagna elettorale appena avviata, che precede le amministrative (su cui si ipotizza la data del 20 settembre, secondo quanto contenuto nel Dl elezioni, approvato oggi in Senato), invece di mostrarsi propense al dialogo, intessendo una collaborazione costruttiva, tacciano l’amministrazione di inadeguatezza.

Un comportamento che ha arrecato molto fastidio al primo cittadino, il quale, tutt’oggi, lamenta la mancata interlocuzione con l’ente regionale.

Una macchinazione meramente politica a danno della collettività, in un momento in cui si dovrebbe agire in maniera coesa e sinergica.

Il legittimo palesamento delle criticità e delle istanze della popolazione non dovrebbe scadere nella speculazione, in una caccia alle streghe che rimanda agli atti persecutori del Medioevo; un appello, quello del Sindaco, disatteso da molti, ma accolto dalla componente virtuosa della cittadinanza.

L’associazionismo ha risposto presente, non trincerandosi dietro divisioni e accuse sterili, ma perorando una causa comune, prefissandosi un’aspirazione condivisa.

La principale strada da perseguire per arginare la crisi ciclica quanto atavica dei rifiuti, sarebbe l’emersione definitiva dell’evasione della tassa comunale sui rifiuti, la Tari; si stima infatti che nel 2018 il 45% degli utenti non abbia ottemperato al pagamento dell’imposta, annoverata tra le più esose d’Italia, proprio a causa della crescente elusione.

È doveroso, parallelamente al contrasto dell’evasione tributaria, già profuso attivamente dall’amministrazione di concerto con le forze dell’ordine (5 milioni di euro di accertamento secondo il Primo rapporto trimestrale 2019), trovare delle alternative sostenibili anche dal punto di vista ambientale, investendo nella modernizzazione degli impianti e nell’implementazione di sistemi all’avanguardia.

Un modello da emulare potrebbe essere l’inceneritore di Copenaghen, in Danimarca, basato sull’ottimizzazione dei fumi e sull’emissione ridotta ai minimi termini; tutto ciò per non vanificare l’impegno della cittadinanza nell’effettuazione della raccolta differenziata, come attestato dal trend positivo del 43,76% presso il territorio della Città Metropolitana.

Solo così potremmo pertanto affrontare il presente, proiettandoci nel venturo: consolidando la comunità, in nome di quella concordia civium, esortata da Tito Livio.


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