Domenica, 16 Giugno 2024

                                                                            

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LA NONVIOLENZA, IL PONTE SULLO STRETTO, IL DIRITTO PENALE DELLA LEGA NORD

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La Nonviolenza non ha nulla di passivo ne' di irenistico: e' prassi e attivismo motivato dalla "verità" dell'intimo, della coscienza; e' lotta che si concretizza senza sacrificare i mezzi "disarmati" (mai diretti ad annientare l'avversario) sull' altare di fini superiori e nascosti.
 
Il dissenso, la protesta, la proposta alternativa, la voce "non governativa", l'opposizione viva e popolare che può riguardare anche una c.d "Grande Opera" imposta dall' alto, senza dialogo, sul futuro di territori sostanzialmente commissariati e tacitati, non puo' essere affrontata tipizzando un nuovo reato, aggiungendo un' aggravante, introducendo  fattispecie penali "speciali" e talmente generiche da colpire, appunto, non la violenza (già oggetto giustamente di sanzione), ma la "radicalità" di un dissenso forte, eticamente orientato, che può esprimersi - per giungere al risultato - anche attraverso le ormai classiche tecniche della Nonviolenza, tra le quali ci possono essere anche l'ostruzionismo, il picchettaggio, la resistenza passiva, il tentativo risoluto di impedire con tutti gli strumenti "disarmati", appunto, la realizzazione di un disastro annunciato come il Ponte sullo Stretto di Messina.
 
La Lega Nord (che in queste ore inserisce nel "pacchetto sicurezza" emendamenti contro le manifestazioni  colpevoli di svelare progressivamente la bugia dell'Opera risolutiva di tutti i mali del Sud) lo sa bene, Salvini lo ha capito da tempo: rispetto a 15 anni anni fa - l'epoca del "Ponte" di Berlusconi - il fronte del NO alle infrastrutture "feticcio", spacciate per epocali e salvifiche, e' molto più complesso e variegato: fioriscono i comitati di cittadini e professionisti, ritornano in campo i partiti riformisti e di buonsenso, l'ideologismo settario e' relegato ai margini, il NO viene articolato alla luce dell' "invece del Ponte", delle priorità, delle necessità reali, delle infrastrutture indispensabili e volute dai cittadini.
 
Il prerequisito di ogni iniziativa - anche di "piazza" e nei luoghi dei "cantieri" - e' sempre la Nonviolenza e chi vorrebbe il contrario, gli agitatori di professione, sono esclusi dall'organizzazione.
Sullo Stretto, va ricordato, questa impostazione si e' manifestata nei cortei affollatissimi e colorati di Messina e Villa SG: nessuna inutile provocazione, nessuna violenza, solo tanto amore per i territori e un profluvio di interventi e documenti qualificati che stanno facendo tremare la "Società Stretto di Messina S.p.a. in liquidazione", risuscitata dal ministro del Papeete. Ecco perché oggi si tenta di criminalizzare le iniziative future, le visioni diverse, le azioni dirette a sabotare la retorica acritica del SI. 
 
Si agisce sul codice penale, stirando, smagliando e deformando le fattispecie di reato, perché occorre silenziare le avanguardie, colpire il metodo efficace della Nonviolenza. E' opportuno - per le Destre al Governo -  trasformare  l'opposizione in "minaccia", chiudere il becco a chi non si arrende, a chi ha voce e volontà necessarie per sospendere, per terminare, per abbandonare progetti non studiati, raffazzonati, pericolosi.
 
L'obiettivo politico delle Destre (le stesse che hanno inaugurato il loro Governo con un un Decreto contro i "rave party") non sono i "violenti" ma i "persuasi", i consapevoli, tutti coloro che credono nella salvaguardia dell' ambiente e non sono disposti a cedere ad una norma (sostanzialmente una leggina di carattere amministrativo) che ha riportato in auge un obiettivo politico e partitico vecchio, fallimentare, già bocciato dagli stessi uffici tecnici dei Ministeri, dalle Commissioni di esperti, dai soggetti valutatori dell'impatto ambientale .
 
In questo quadro, l'opposizione organizzata contro questa pseudo opera "strategica", contro questo cantiere di "rilevanza nazionale", non e' solo legittima, e' necessaria, produce l'effetto di "salvare" lo Stato dalle possibili derive autoritarie, apre alle norme di domani, alle tutele crescenti, alle nuove opere infrastrutturali, disegnando un metodo di collaborazione, dialogo, dibattito pubblico, coraggio.
 
Contro tutto questo la Lega Nord, col silenzio complice di tutto il Governo, tenta l'azzardo panpenalistico, minaccia il carcere, cerca di fiaccare le iniziative, spinge le Comunità nel chiuso degli interessi privati, relega la critica nel segreto delle coscienze colpevolizzare dall'intervento di polizia.  C'e' stato un tempo non così lontano in cui il Diritto liberale e' stato piegato agli interessi del Potere in modo chiaro e netto, e' stato il tempo delle "leggi fascistissime", delle norme di rango superiore (quelle dello Statuto) messe all'angolo e sostanzialmente cassate, grazie ad un "consenso demagogico" artatamente costruito con l'arbitrio e la prevaricazione sorda. Siamo a questo punto? No di certo! Si palesano analogie di forme preoccupanti? Di certo si!

 

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