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Le riflessioni di Paolo Arillotta (UDC) sulla politica cittadina e il futuro della città

Pubblicato in POLITICA Venerdì, 30 Agosto 2019 11:14

I recenti avvenimenti, sia giudiziari che politici, irrompono nella riflessione sul futuro della città ad iniziare dalle prossime elezioni comunali.
Gli eruditi affermano che se Atene piange Sparta non ride, ed è proprio così.
Non voglio esprimere giudizi sull’attuale Amministrazione, non fosse altro perché provenendo essi da un rappresentante di una forza politica della fazione opposta, sarebbero scontatamente e forse anche pregiudizialmente negativi. Li lascio quindi alla riflessione dei cittadini, che ne dicono già abbastanza.

Voglio, invece, sollecitare la riflessione su temi che non mi pare siano stati con l’opportuno approfondimento introdotti nell’agenda del dibattito tra i partiti, neanche all’interno del centro-destra, il quale si candida a governare la città.
Naturalmente non sottovaluto l’importanza della discussione sulla personalità da candidare a sindaco (ve n’è già in campo estremamente autorevoli), né sui dettagli del programma di governo.
Penso, però, che Reggio abbia oggi un problema in più, che si pone a monte delle scelte amministrative di governo, e che riguarda direttamente i sentimenti dei cittadini, i quali paiono disinteressati, svogliati, disillusi. È un problema irrisolto dall’attuale Amministrazione, che pure, per essere in gran parte composta da giovani, avrebbe potuto e dovuto affrontarlo. Ma, da quel che si vede, sembra che chi oggi ci governa non se lo sia neanche posto.
Si sarebbe dovuto, e dovranno oggi tutte le forze politiche, porsi il problema del sogno, dello sguardo lungo, della prospettiva, dell’orizzonte, per ridare speranza ad una città ridotta in macerie dagli eventi che nel tempo si sono succeduti da sette anni a questa parte: tanto per essere chiaro, dallo scioglimento del consiglio comunale non per nulla, ma per inquinamento mafioso, alla vicenda personale del mio amico Peppe Scopelliti, e, fino a un mese fa, all’operazione giudiziaria che ha coinvolto esponenti politici di ogni schieramento.
Questa mia riflessione vuole prescindere dal giudizio su di essi: il tema non è se fossero o no inevitabili, o dovuti, o giusti. La mia vuole essere una sollecitazione ad aggiungere all’ordine del giorno del dibattito che già è in corso tra i partiti, gli schieramenti politici, le espressioni civiche il punto circa gli effetti che tali eventi hanno riverberano e riverberano ancora oggi sui sentimenti di una comunità, comunque, a torto o ragione, rimasta colpita, e sulle strategie necessarie perché i futuri percorsi superino questa negatività e instradino su corretti binari di partecipazione e condivisione, e di vero e duraturo sviluppo.
In sostanza, si tratta di eventi di natura non politica, i quali hanno sicuramente condizionato non solo quel che fin qui è accaduto sul piano politico-amministrativo, ma anche il senso di comunità, ed è per questo che, per l’appunto, irrompono nella scena, e creano una questione dalla quale non si può prescindere se si vuole veramente costruire il futuro della città.
Sicuramente, la città verrebbe tranquillizzata e ritroverebbe il proprio orgoglio di comunità se il confronto politico ritornasse a svilupparsi nelle sedi proprie, se l’avvicendarsi delle stagioni politiche fosse rimesso al solo giudizio del popolo sovrano, se fosse certa dell’integrità morale dei propri rappresentanti.
Un patto tra le forze politiche per mantenere il livello della naturale contrapposizione su un piano di decenza, considerato che i problemi che si affrontano non sono personali, e che colui il quale è rappresentato forse non gradisce e resta allontanato dai toni accesi e rabbiosi cui si è anche assistito negli ultimi tempi.
Un patto tra le forze politiche perché le liste siano funzionali ad assicurare alla città le migliori e più capaci espressioni dei partiti e della società, e non a raccogliere voti purchessia, e soprattutto lontano da qualsiasi ombra di contiguità con gli ambienti malavitosi.
Sul punto non riesco a dare torto alla Magistratura: nel tempo i partiti e le forze politiche non hanno valutato con il dovuto senso di responsabilità il problema, pur consapevoli della debolezza di alcuni candidati verso un consenso facile ma compromettente. Ed ha ragione anche quando segnala che i partiti debbano intervenire prima, e non dopo l’iniziativa giudiziaria, perché le valutazioni che essi possono compiere non sono soggette ai rigori delle norme.
I tempi impongono ai partiti ed alle coalizioni di ripudiare con chiarezza e fermezza questi meccanismi, in special modo a Reggio, se è vero il dato dal quale si parte, di Città, cioè, che deve intraprendere un percorso virtuoso con l’effetto di non essere più esposta a percosse e colpi, o dovere subire il facile e ricorrentissimo, sia in Italia che in Calabria, ritornello di città culla della ‘ndrangheta, dove tutto è possibile.
In sostanza, Reggio, per ricominciare a crescere ed a prosperare, ha la necessità di dimostrare qualcosa al resto della Calabria e del Paese. Reggio, Caput, Città Metropolitana, deve presentarsi al confronto con i cittadini, con le altre Istituzioni, con i Comuni della provincia, con il massimo dell’autorevolezza e della qualità. Realizzata questa pre-condizione, la nuova Amministrazione dovrà soddisfare la voglia ed il diritto dei reggini ad un Buon Governo, abbandonando la facile e fatua inconcludente propaganda delle cosette fatte, affrontando, invece, la sostanza dei problemi, ed assumendo pochi, strategici, obiettivi, attorno ai quali costruire la più complessiva azione amministrativa: l’attuazione di politiche efficaci per la creazione di posti di lavoro e per il contrasto allo stato di bisogno in cui versano le fasce più deboli ed emarginate.
Paolo Arillotta

Rc 30 agosto 2019

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