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Tommasello (Collettivo La Strada) sulla riqualificazione dell'area di San Leo

Pubblicato in POLITICA Sabato, 31 Agosto 2019 18:49

Nel corso di uno dei Cammini Urbani organizzati dal Collettivo La Strada abbiamo attraversato il quartiere di Mortara, adiacente all’area sulla quale si vorrebbe costruire il complesso previsto dal progetto Mediterranean Life. Abbiamo potuto vedere, al di là della 106, la presenza di un’area vastissima con scheletri di costruzioni di vario tipo e dimensioni in parte già crollati, diroccati e fatiscenti. Ecco cosa restava del grandioso progetto per il Polo integrato comprendente, tra le altre cose, il nuovo deposito Atam e il macello pubblico. Un’area abbandonata e degradata - nonostante l’enorme spreco di denaro pubblico- e, quindi, da recuperare nuovamente.

Un’area che permetterebbe, ad esempio, di realizzare le strutture previste nel progetto della “Dubai del Mediterraneo” ma certo con un altro stile, più legato alla storia del nostro territorio e al rispetto delle nostre radici; uno stile, appunto, Mediterraneo. La vera modernità, nel 2019, impone di interrompere ed abbandonare quei progetti che comportano ulteriore consumo di suolo per puntare piuttosto sul recupero e sulla valorizzazione dell’esistente in chiave ambientalista, utilizzando cioè le tecniche avanzate di edilizia sostenibile, pulita e ad impatto zero. Case padronali in stile liberty a due o tre piani con grandi finestre e verande, circondate da agrumeti nei quali i bergamotti la fanno da padrone. Un grande parco, aperto anche a cittadini e residenti, perché i turisti risiedono in un luogo specifico ed è giusto che interagiscano e dialoghino con il territorio che li accoglie. Solo questo può produrre e dare lavoro stabile per noi e per le future generazioni.
Perché chi vuole andare a Dubai sceglierà sempre e comunque l’originale, e allora occorre puntare su ciò che noi – e solo noi – possiamo offrire. Si dirà: “Ma è un progetto privato. Privati sono gli investimenti. Perché ostacolare chi finalmente ritiene che valga la pena investire sulla nostra città?”. Ecco, in nome della modernità, che sostengo senza riserve, ritengo che considerare l’imprenditoria privata come una cosa positiva tout-court sia un atteggiamento fondamentalmente obsoleto. L’occidente avanzato, al quale apparteniamo, ha ormai compreso chiaramente come l’iniziativa privata vada guidata, controllata e disciplinata. Un privato generoso e filantropo cercherà, al limite, di rendere tale profitto compatibile con il benessere del territorio sul quale intende investire. Ma, anche in questo caso, non è detto che abbia la sufficiente preparazione, lungimiranza e saggezza per realizzare tutto ciò. Dare carta bianca ai privati vuol dire svendersi, è un atteggiamento da ex colonia non del tutto emancipata che rischia di produrre ulteriore dipendenza, ulteriore povertà.
In nome del progresso e della vera modernità, ben vengano i privati e gli investimenti, ma ad una condizione: la tutela e la salvaguardia, presente e futura, del nostro territorio. Ben venga, quindi, il porto turistico previsto in Mediterranean Life, perché no. È l’unica parte del progetto sulla quale non riscontro alcun problema, alcuna criticità.
Sono antropologa, non ingegnera e non architetta, perciò non posso valutare il progetto sotto il profilo tecnico. Mi piacerebbe però che quanto ho scritto generasse confronto e dibattito, tra addetti ai lavori e non, e magari anche tra coloro che, pur conservando sempre un legame profondo con questa città, si sono formati altrove e possono quindi aiutarci a superare il nostro sguardo, talvolta limitato e provinciale, con la loro visione più aperta, avanzata ed europea.
Perché più discutiamo, dibattiamo, confrontiamo le nostre idee, più sarà semplice strutturare un’identità chiara e recuperare la nostra memoria storica. E smetterla una volta per tutte di ripartire da zero ogni giorno, e ogni giorno commettere, esattamente, gli stessi, identici, errori.

Chiara Tommasello (antropologa) per il Collettivo La strada

Rc 31 agosto 2019

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