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Allo Spazio Open il martedì dell'Anassilaos dedicato al Piano INA Casa

Pubblicato in Video Mercoledì, 15 Maggio 2019 08:13

Presso lo Spazio Open, l'Associazione Culturale Anassilaos, ha tenuto un incontro sul tema il piano INA-Casa: 1949-1963, che prese il via con la legge 28 febbraio 1949 nr. 43, con cui il Parlamento italiano approvava il progetto di legge Provvedimenti per incrementare l'occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per lavoratori, con il quale si dava avvio a un piano per la realizzazione di alloggi economici, noto come piano INA-Casa. Il progetto sarebbe durato fino al 1963 e in quattordici anni avrebbe dato un volto nuovo alle nostre città.


Tale progetto, nato su impulso di Amintore Fanfani, all'epoca ministro del Lavoro e della Previdenza sociale, ed espressione della parte più progressista e solidaristica della Democrazia Cristiana (Dossetti, Moro, La Pira), si proponeva da un lato, nel solco di Keynes, di ridurre la disoccupazione impegnando migliaia di operai e tecnici in uno sforzo costruttivo fino a qual momento mai tentato in Italia e dall'altro di offrire ai meno abbienti una abitazione decorosa nella considerazione che il degrado sociale e la povertà si combattono anche con iniziative concrete. Nonostante che l'Italia sia conosciuto come il paese delle incompiute a causa, anche, dei tempi lunghi della burocrazia, il Progetto Ina-Casa procedette alacremente e nello spazio di quattordici anni realizzò due milioni di vani, dati a oltre 350.000 famiglie italiane, che prima di allora erano costretti ad abitare in cantine, grotte, baracche, sottoscala o in coabitazione con altre famiglie. Il progetto Ina –Casa diede inoltre un notevole impulso alle attività di ingegneri e architetti che in breve costruirono interi quartieri nelle metropoli italiane (Milano, Roma, Torino) e in altri centri piccoli e grandi. In qualche caso taluni di questi quartieri appartengono ormai alla storia dell'architettura del nostro Paese ma al di là delle opere realizzate da architetti di fama (gli "archistar" di oggi) è l'insieme delle costruzioni che dimostra la qualità della progettazione edilizia messa in opera nell'ambito di tale progetto. Certo alla base di tutto era una idea di quartiere che contribuisse a formare i cittadini non soltanto migliorando la loro vita materiale ma offrendo possibilità di vita in comune negli spazi esterni e nelle attrezzature da fruire in maniera collettiva. Un'idea forse utopistica ma di grande rilievo etico. A settanta anni di distanza restano le opere, oggi da tutelare e conservare, ma anche una idea tuttora attuale quando si parla di sbloccare le cosiddette grandi opere per dare ossigeno all'economia italiana, oggi asfittica, e contribuire all'occupazione.

Rc 15 maggio 2019

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