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Addio ad Erminio Longhini, il sognatore e fondatore dell’Avo

Pubblicato in Storie Domenica, 06 Novembre 2016 18:33

Reggio Calabria 06/11/2016 - Credeva fosse immeritato essere definito il fondatore della FederAvo ma invece lo è stato e l’umiltà con cui ha avviato e guidato, fino alla fine e oltre, questa esperienza di condivisione manifesta la sua grandezza d’animo e la sua capacità di lungimiranza. Si è spento il fondatore e presidente onorario della FederAvo, professore Erminio Longhini, già primario della divisione di Medicina interna dell’ospedale Sesto San Giovanni di Milano.

Medico rigoroso e generoso, severo e molto amato, la sua vocazione non fu immediata ma quando si rivelò a lui, fu pronto ad accoglierla, sapendo trasformare la grande responsabilità di curare le persone in uno stimolo costante allo studio e alla dedizione all’altro. Avrebbe voluto studiare ingegneria mineraria. Lo attirava l’idea di trarre dalla terra qualcosa di prezioso. In fondo fu proprio quello che fece con l’Avo consentendo alle persone di incontrarsi e condividere, dentro un reparto ospedaliero, fragilità, dolore, speranze e gioia


Ci lascia un grande uomo, un sognatore con il coraggio di realizzare i propri sogni ed un medico appassionato. Una Fede profonda la sua, filtrata da intelligenza e sensibilità – ha sottolineato Roberta Zehender, presidente dell’Avo di Reggio Calabria - che ha contraddistinto il suo operare sempre rivolto al prossimo e a coloro che del prossimo si fanno carico. Il suo esempio e la sua testimonianza rimarranno sempre vivi nella nostra memoria e nel nostro servizio. A nome di tutti i volontari reggini – ha concluso Roberta Zehender - esprimo un profondo cordoglio per la sua scomparsa, certa che il suo cammino di luce accanto a chi soffre, e a chi si spende al servizio di chi non può che accettare la sua condizione di malattia, proseguirà con intensità sempre crescente e inarrestabile convinzione”.


Era l’8 dicembre 1967 quando dalla sua intenzione nacque il cammino di amore dei volontari Avo in servizio in ospedale. All’epoca ricercatore universitario e facente funzioni di primario nella stessa divisione di Medicina interna, Erminio Longhini si rese conto che, nel trambusto della gestione quotidiana, una donna ricoverata che chiedeva un bicchiere d’acqua era rimasta inascoltata. Un episodio emblematico che segnò l’inizio del cammino profondamente umano dei volontari in corsia, dediti alle persone, al loro ascolto, a gesti semplici ma necessari come porgere un bicchiere d’acqua, donare un sorriso, offrire una presenza. Nel 1975 a Milano nacque la prima Avo d’Italia. A Reggio Calabria l’Avo approdò nel 1987, quando anche nella città calabrese dello Stretto iniziò questo cammino di Amore.


La passione per l’umanità del professore Longhini, che ebbe la sua fioritura in ospedale come nella società civile in cui quei volontari si proponevano come “cittadini nuovi”, alimentò costantemente l’Avo alla quale non fece mancare il suo contributo di idee e motivazione neppure quando, sul finire della sua vita, fu lui a sperimentare la malattia e l’ineluttabile incedere della stessa. Il messaggio ai volontari fu sempre gioioso e mai rassegnato, fermamente orientato alla visione secondo la quale la persona ammalata non deve restare sola. Il suo sogno, diceva, era quello di un mondo senza più la necessità di distinguere il volontariato perché abitato da cittadini tutti indistintamente, gratuitamente e autenticamente volontari. Una visione e un’aspirazione coraggiose, lasciate anch’esse in eredità alla Federavo e non solo.


Riecheggiano oggi più che mai le parole con cui il professore Erminio Longhini si rivolse a ‘suoi’ volontari in occasione del suo intervento al XX Convegno Federavo, nel maggio dello scorso anno. “La risposta è la Grazia che apre la porta all’unità, alla reciprocità e alla possibilità del cammino insieme verso il Bene Comune. A questo punto - ed è la mia attuale esperienza – nasce nel cuore una nostalgia, una grande nostalgia di un ritorno al Padre che, come è detto nella parabola del Figliol prodigo, ci attende a braccia aperte. Così si chiude il cerchio”.


Il vuoto si avverte ma la pienezza non tarda a manifestarsi in quel testamento di amore e dono di sé senza tempo. Ogni giorno i quasi trenta mila volontari, con il loro servizio, concretizzano i suoi insegnamenti al fianco delle persone ricoverate, in 550 strutture sanitarie italiane di quasi 250 città, tra cui gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. In dieci reparti anche i circa 150 circa volontari reggini scrivono, sulle orme del professore sognatore e fondatore, questa bellissima storia di Amore e Dono.

 

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