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L'arte del tattoo: il reggino Gabriele Pellerone, primo tatuatore alla 57^ Biennale di Venezia

Pubblicato in Storie Mercoledì, 20 Settembre 2017 12:24

di Roberta Pino - Il Tatuaggio è arte contemporanea. A sancirne il riconoscimento ufficiale è la 57^ Biennale di Venezia che, per la prima volta, ha spalancato le sue porte a questa forma d’arte. Primo tatuatore-artista ad esporre le sue opere nella prestigiosa ed antica rassegna internazionale d’arte contemporanea è un giovane reggino, Gabriele Pellerone che ha messo in mostra il talento

della tecnica di decorazione pittorica corporale, conosciuta da secoli, al pari di un pittore con le sue tele. Quadri “su pelle” denominati “Donna e Psiche” “che raccontano il pensiero delle donne” afferma l’autore, realizzati con una particolare penna in oro che riporta il design del noto tatuatore Marco Manzo, la Cheyenne Gold Pen. Con il sostegno del critico d’arte Giorgio Grasso, il tatuaggio è entrato così ufficialmente nell’affascinante mondo dell’arte contemporanea, sposando l’iniziativa di esporre le pelli sintetiche. “Grazie a questa esposizione nel padiglione Armenia - racconta Gabriele Pellerone – molti giovani si sono avvicinati anche alle altre forme d’arte”. Un richiamo fortissimo accolto dai musei di tutto il mondo che adesso vogliono dedicare un’apposita sezione all’arte del tatuaggio. Realismo e surrealismo sono alla base dell’arte creativa del giovane artista di Reggio Calabria, “è un richiamo al bello che oggi si è perso nell’arte contemporanea, è difficile trovare la bellezza nell’astratto – chiarisce – l’arte visiva, invece, è un ritorno alla bellezza vera e propria come per l’arte rinascimentale”. Circa 7 milioni sono i tatuati in Italia e non solo appartenenti alla fascia d’età giovanile. “Da me vengono anche gli ottantenni – riferisce Gabriele – che vogliono essere tatuati per la prima volta. L’obiettivo più grande è prescindere dal tattoo, realizzare, invece, una
espressione della bellezza a tutti gli effetti”. Un talento per il disegno che scopre fin da piccolo, “i primi schizzi sul foglio risalgono all’età di tre anni – racconta Gabriele – nella vita ho fatto altri lavori, poi ho dato spazio alla mia inclinazione naturale. Frequento dei corsi all’estero, da poco sono tornato da New York e Miami, dove ho appreso nuove tecniche pittoriche”. Ma ciò che non si impara è la sintonia che si crea tra tatuatore e tatuato, “chi si fa un tatuaggio vuole raccontare una storia, la sua storia” afferma. Il tatuaggio non più come moda ma vera e propria arte contemporanea e tanti i progetti che Gabriele Pellerone ha in cantiere. A novembre esporrà le sue opere a Roma presso la Galleria d’arte Numen, a pochi passi dal Colosseo e, nel 2018, anche il castello Aragonese sarà teatro di una mostra, patrocinata dal Comune di Reggio Calabria, dove protagonisti saranno venti artisti tatuatori e, al centro, il tatuaggio ormai assurto a forma d’arte contemporanea a tutti gli effetti.

Reggio Calabria 20 settembre 2017

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