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Le “nasse”: da strumento di pesca a complemento d’arredo, nelle mani di un giovane ingegnere

Pubblicato in Storie Mercoledì, 11 Ottobre 2017 17:43

Una bella storia raccontata da un ragazzo giovanissimo: ingegnere elettronico di 27 anni, con una passione nata quasi per caso, una passione insolita per un giovane, che riprende uno dei più antichi mestieri, il “nassarolo”. Maurizio è da circa quattro anni che impiega il suo tempo libero all’arte di una volta, quella di intrecciare e costruire nasse. Viene chiamato “nassa” l’antico strumento da pesca utilizzato soprattutto per “adescare” i crostacei.

Ma la particolarità risiede nel fatto che Maurizio trasforma quasi quotidianamente quello che è l’originario strumento da pesca in complemento d’arredo.
“Ho iniziato osservando un signore che le faceva – ci dice - mi è piaciuto e ho voluto cominciare anche io. Ho imparato il meccanismo da solo: infatti, prima di arrivare a quelle che faccio oggi, ho distrutto una cinquantina di nasse, fin quando non ho capito il metodo. Non sono certo un professionista – ci tiene a specificare Maurizio – mi piace fare le nasse nel tempo libero”.
Nasse, continua a dirci il 27enne, che possono essere utilizzate come lampade, lampadari, cestini, vasi, e sono particolarmente richieste.
Determinate varietà di giunco sono le più adatte per fare le nasse: questa pianta cresce nei pantani, vicino ai corsi d’acqua.
Ce lo spiega bene Maurizio: “l’interno del giunco, nel momento in cui secca, non rimane vuoto. Innanzitutto, il giunco non si lavora quando è verde, ma viene fatto essiccare per una decina di giorni: il suo interno a questo punto è spugnoso, morbido, e ciò permette una maggiore flessibilità”.
Quella flessibilità utile a modellare le varie creazioni.

Stando a quanto riporta Maurizio, per intrecciare una nassa si usano anche i rami di verga oppure i selvatici dell’ulivo. Più il ramo è verde, insomma, e più è facile lavorarlo.
Il giunco, in particolare, viene raccolto tra maggio e giugno, quando il sole non è molto forte e non rischia di bruciare il ramo o renderlo troppo secco; inoltre, una volta raccolto ed essiccato, si può conservare per molto tempo. Ecco un ulteriore elemento che rende il giunco una delle piante più adatte allo scopo.
In termini “estetici”, poi, una caratteristica che differenzia la nassa-elemento d’arredo allo strumento usato per la pesca riguarda la corteccia del ramo di ulivo.
Si più toglierla per rendere più carino il complemento d’arredo oppure tenerla come protezione e per fortificare la nassa nella pesca. “Personalmente, non amo l’elemento d’arredo troppo conforme, né nella forma né nel colore, per cui alcune volte lascio la corteccia, così come in altre occasioni la caccio via. Preferisco l’effetto naturale”, questo il pensiero di Maurizio, che si sofferma con noi anche per spiegarci in che modo le nasse vengono utilizzate per pescare.

La pesca, infatti, è un’altra passione del ragazzo: “ i nassaroli di almeno 70 anni fa  - afferma - erano visti con un occhio di riguardo, perché possedevano un’esperienza e un’arte che permetteva loro di non morire di fame. Fare le nasse allora era una pratica diffusa, oggi ormai quasi persa; non per niente, nella pesca si usano per di più le nasse in plastica, che si possono facilmente comprare, ma nulla è come il giunco”.
La suddetta pianta, infatti, assorbendo l’acqua del mare si annerisce, così da mimetizzarsi con l’ambiente marino molto di più rispetto alla plastica.
“L’interno della nassa si chiama ‘campa’ – ci descrive il protagonista di questa storia – e corrisponde all’entrata dei pesci, che sono attirati dalla sua forma conica bucata. I pesci, poi, attratti dall’odore dell’olio emanato dalla poltiglia di sarda usata come esca e posizionata verso la parte finale della nassa, entrano dalla campa e, nel tentativo di uscirne, vengono ostacolati e punti dai vari puntali di cui la campa stessa è costituta; così il pesce rimane confinato.

La nassa, che dovrebbe essere raccolta al massimo il giorno seguente a quello in cui viene calata in mare, è adatta soprattutto per pescare il gambero, e la quantità del pescato dipende molto dal numero di nasse utilizzate: più se ne usa, più si pesca”.
Maurizio, nella sua arte, e da ingegnere elettronico quale è, prende bene le misure nel momento in cui “allestisce” una nassa: proprio per questa ragione, intreccia la campa a parte rispetto al resto, per poi attaccarla all’esterno e cucirla con un filo di cotone che collega le varie parti dello strumento, tra cui il coperchio, anch’esso fatto a parte.

“Alcuni lavorano un intero pezzo; io ho sempre costruito le varie parti una dopo l’altra”.
Un’esperienza da autodidatta, quella del giovane Maurizio: “un’arte a cui non si interessa quasi più nessuno, soprattutto i ragazzi, perché in primo luogo ci vuole tempo e poi tanta pazienza. A me piace fare queste cose - ci dice infine il ragazzo- perché è una tradizione che si sta perdendo: non lo faccio né per la pesca, né perché sono un esperto, ma per passione e dedizione”.

di Tatiana Muraca

Rc 11 ottobre 2017

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